giovedì 31 luglio 2014

Filetto di persico con couscous e salsa di limone, cipolle rosse, capperi e fiori di zucca

Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Hai visto che piove? Senti come viene giù!
Tu che dicevi che non pioveva più!
Che ormai non ti saresti mai più innamorata!
E adesso guardati sei tutta bagnata!
E piove! Madonna come piove
sulla tua testa e l'aria si rinfresca
e pioverà fin quando la terra non sarà di nuovo piena
e poi si rasserena!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Senti le gocce che battono sul tetto!
Senti il rumore girandoti nel letto!
Uhm, rinascerà, sta già nascendo ora!
Senti che piove e il grano si matura
e tu diventi grande e ti fai forte
e quelle foglie che ti sembravan morte
uhm, ripopolano i rami un'altra volta
è la primavera che bussa alla porta!
E piove! Madonna come piove
prima che il sole ritorni a farci festa!
Uhm, senti! Senti come piove!
Senti le gocce battere sulla testa!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Tu che credevi che oramai le tue piantine
si eran seccate e non sarebbero cresciute più!
Hai aspettato un po', ma senti come piove
sulla tua testa! Senti come viene giù!
Non eri tu che ormai ti eri rassegnata
e che dicevi che non ti saresti più innamorata?
La terra a volte va innaffiata con il pianto
ma poi vedrai la pioggia tornerà!
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.
Piove! Senti come piove! Madonna come piove! Senti come viene giù.

(Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, Piove)

"... vedrai, la pioggia tornerà"???
Aho', ma che la stai a tira'??
Qui ancora non se n'è andata!

Filetto di persico con couscous e salsa di limone, cipolle rosse, capperi e fiori di zucca

La ricetta viene da qui, modificata.
La pioggia invece viene dal cielo.
E quella, hai voglia a modificarla!


Ingredienti per due persone:
400 g circa di filetto di persico
paprika dolce
2 limoni di Sorrento non trattati (buccia e succo)
2 cipolle rosse fresche
2 cucchiai di capperi di Pantelleria sotto sale
una manciata di prezzemolo fresco
2 fiori di zucca
olio extravergine di oliva
200 g di couscous integrale

Preparazione:
Scaldate il forno a 200°.
Disponete il pesce in una pirofila e cospargetelo di paprika su entrambi i lati.
Spolveratelo con un po' di sale e un filo d'olio e infornate per 20 minuti.
Affettate sottilmente le cipolle e fatele stufare in padella col coperchio, a fuoco basso, con un cucchiaio d'olio e due cucchiai d'acqua finché sono morbide. Salatele, fatele eventualmente asciugare togliendo il coperchio e lasciatele intiepidire.
Grattugiate la buccia dei limoni e unitela in una ciotola insieme al loro succo.
Aggiungete due cucchiai d'olio ed emulsionate con una forchetta, poi unite le cipolle, i capperi ben dissalati, il prezzemolo tritato e i fiori di zucca mondati e ridotti in filetti.
Mescolate e lasciate riposare la salsa nella ciotola coperta con un piatto.
Fate bollire 450 ml di acqua.
Versate il couscous in una ciotola e conditelo con sale e un filo d'olio.
Mescolate per distribuire uniformemente il sale e l'olio, poi versate l'acqua bollente sul couscous, coprite la ciotola e lasciate gonfiare il couscous per 5 minuti.
Sgranatelo con una forchetta e versatelo nella padella dove avete stufato le cipolle, mescolandolo per raccogliere l'eventuale condimento rimasto nella padella.
Trasferite il couscous su un piatto da portata e adagiatevi sopra il filetto di pesce.
Praticate con il coltello qualche taglio nel pesce e ricopritelo con la salsa.
Io ho messo un po' di salsa anche sul couscous tutto intorno al pesce, poi ho aggiunto altro couscous intorno al bordo del piatto per ricoprirla.
Decorate il piatto a piacere vostro e lasciate riposare il tutto per qualche ora.
Servite il pesce a temperatura ambiente, accompagnandolo con altra salsa in una ciotolina a parte.


L'improvvisa invasione di fiori di zucca nelle ricette postate in questi giorni è dovuta al fatto che in giardino sono tornate le zucche!
E raccogliamo fiori ogni giorno!
Oggi però ce n'erano soltanto due, e anche un po' rovinati dal temporale, altrimenti ne avrei usati di più!


"Amore, per stasera ho fatto una ricettina di Jamie Oliver!"
"Oddio! Ma quanti siamo dentro a 'sta cucina?! Non bastava Martha Stewart?!"
"Ma no! Questo è Jamie Oliver! E' un inglese che ci insegna la cucina italiana!" :D

lunedì 28 luglio 2014

Fusilli corti con salsa di pomodori infornati, olive nere e fiori di zucca

Quando l'estate verrà
e quando il sole entrerà
più presto nella mia stanza
profumerà di caffè
quel vento caldo di un mare
dove io ti devo portare perché
già da bambini sognammo
un amore così
strizzando gli occhi al sole

Quando l'estate verrà
il tuo sorriso mi illuminerà
e l'estate verrà
il vento caldo ci porterà
la sabbia nelle lenzuola
e tanto amore nel cuore
troppo per farci dormire
dormire pensando che sto con te
il mio ritardo con te
dico il tempo fra noi
perdonerai
un capriccioso contrattempo
al nostro appuntamento
un trascurabile ritardo
e l'estate verrà
potremo andare a ballare così
e l'estate verrà
con noi in quel posto carino che sai

Di notte andremo a nuotare
vicino alle lampare
oppure a fare l'amore
per tutto il tempo che c'è fra noi
quando io già sognavo di te
ed eravamo bambini, pulcini
i pulcini

O forse anche cattivi
a volte lo sono con te
quando non riesco a dormire
per tanti e tanti strani pensieri
che mi fai venire
non voglio sognare, pensare di te
e non m'importa se poi
se c'è fra noi
qualche lacrima in più
perché l'estate verrà
potremo andare a ballare così
e l'estate verrà
con noi in quel posto carino che sai

Ed io ti voglio portare
a pensare a un bambino
che voleva già te, amore
con  il pensiero spiegato
a quel vento che porta la sabbia
nel letto e nel cuore

(Amedeo Minghi, Quandol'estate verrà)

... ma quando????

Fusilli corti con salsa di pomodori infornati, olive nere e fiori di zucca

da "Cucina Naturale"


Ingredienti per 4 persone:
300 g di fusilli corti
8 pomodori ramati medi (chiamati anche "pomodori a grappolo"; "ramati" perché vengono venduti attaccati al ramo)
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
2 cipolle medie
1 spicchio d'aglio
origano
2 cucchiai di olive nere denocciolate
4 fiori di zucca
pistacchi al naturale

Preparazione:
Tagliate i pomodori in quattro spicchi, disponeteli in una pirofila da forno e conditeli con 3 cucchiai d'olio e una spolverata di sale.
Aggiungete le cipolle affettate e lo spicchio d'aglio sbucciato e tagliato a metà per il lungo.
Mescolate bene, disponendo i pomodori in uno strato singolo.
Scaldate il forno a 200° e infornate per 30 minuti.
Eliminate l'aglio e passate il resto al passaverdure, raccogliendo la polpa dei pomodori in una ciotola.
Aggiungete un cucchiaio d'olio, l'origano e le olive nere tagliate a metà.
Controllate il sale e lasciate insaporire per alcune ore.
Versate poi la salsa in una padella e scaldatela a fuoco basso.
Mondate i fiori di zucca, divideteli in filetti e teneteli da parte.
Tostate i pistacchi in un padellino a fuoco medio, rigirandoli spesso, per circa 5 minuti.
Trasferiteli in un piattino, lasciateli raffreddare, strofinateli per eliminare un po' di pellicine, poi tritateli grossolanamente al coltello e teneteli da parte.
Cuocete la pasta, scolatela al dente e versatela nella padella con la salsa.
Terminate la cottura aggiungendo se necessario un po' di acqua della pasta.
Togliete dal fuoco, unite i fiori di zucca a filetti, mescolate delicatamente e servite, cospargendo la pasta con un po' di origano e i pistacchi tritati.

mercoledì 23 luglio 2014

Zuppa fredda di yogurt e cetrioli con menta e zenzero

"Che c'è per cena, stasera?"
"Una ricettina dell'Accademia Americana, amore! Una zuppa fredda con i cetrioli, estiva e rinfrescante! E' pronta, devo solo fotografarla. Vado in balcone prima che se ne vada la luce."
Macchina fotografica al collo e scodella con la zuppa fredda in mano, esco in balcone e appoggio il piatto sul muretto, sperando di riuscire a catturare almeno un ultimo raggio del sole al tramonto.
Apperò, non fa mica così caldo stasera.
Bene! Mi piace quando l'aria è fresca e non c'è tutta quell'afa della Palude!
Magari giusto un pilino più frizzante di quanto ci si aspetti, visto che è luglio...
Inquadro, metto a fuoco, scatto.
Una folata di vento si porta via la fogliolina di menta che avevo appoggiato sul bordo del piatto come decorazione.
Caspita, se non fosse che è luglio direi proprio che quest'arietta frizzantina è più una tramontana che una brezza estiva!
Continuo a fotografare.
Un altro soffio di vento mi fa venire la pelle d'oca sulle gambe.
Magari un golfino, per stare qui fuori a fotografare...
Una zanzara svolazza intorno ai miei piedi, incerta.
La schiaccio con facilità
Il freddo le istupidisce... ma cavoli, siamo a luglio!
Riprendo a fotografare, ma la luce non c'è più.
Il sole è sparito.
Dietro un'enorme nuvola nera.
E quella nuvola quando è arrivata? Uhh, com'è nera!
Guardo in alto.
Di nuvole ne sono arrivate parecchie.
Tutte nere.
Meno male che è luglio, altrimenti direi che qui sta per scoppiare un temporale coi fiocchi!
Sul bordo della scodella piena della mia zuppa fredda appare una goccia.
Un'altra, sul muretto.
Due, accanto ai miei piedi.
Tre.
Quattro.
Riporto in casa la macchina fotografica e la zuppa fredda appena in tempo.
Il muretto sul quale avevo appoggiato la scodella per fotografarla scompare dietro un muro d'acqua accompagnato da saette e tuoni assordanti, mentre la temperatura si abbatte di almeno dieci gradi.
Ancora con la scodella in mano, resto in piedi davanti alla finestra a guardare la pioggia che nasconde la città.
Guardo la pioggia e guardo la zuppa fredda.
Guardo la zuppa fredda e guardo la pioggia.
Pure i cubetti di ghiaccio c'ho messo dentro!
Mio marito mi raggiunge davanti alla finestra.
Mi volto e i nostri sguardi si incontrano.
Non esprime il suo pensiero, ma riesco a intuirlo.
Ma magari stasera, invece della zuppa fredda coi cubetti di ghiaccio, un brodino...?
In fondo, siamo a luglio!

Zuppa fredda di yogurt e cetrioli con menta e zenzero

da "Zuppe" di Mona Talbott
ma con parecchie modifiche!

In estate a Roma può fare un caldo insopportabile. E' una stagione in cui molti Romani si dirigono al mare per sfuggire al caldo. I borsisti che restano in Accademia e lavorano in biblioteca diventano stanchi e spenti. Questa zuppa è leggera, rinfrescante e, quando viene servita con ghiaccio tritato, capace di rivitalizzare anche lo studioso più affaticato.


Ingredienti per due persone:
340 g di yogurt greco (2% di grassi)
400 g di cetrioli
sale
mezzo cucchiaino di pasta aglio-zenzero (la potete fare in casa frullando aglio e zenzero freschi in pari quantità e aggiungendo acqua quanto basta per ottenere una crema densa)
un pezzetto di cipolla rossa
succo di mezzo limone
2 rametti di menta fresca
pepe misto
olio extravergine d'oliva

Preparazione:
Pelate i cetrioli ed eliminate i semi se sono duri e grandi.
Grattugiateli usando una grattugia a fori larghi, salateli e poneteli a scolare per circa 30 minuti.
Mescolate in un recipiente la cipolla, il succo di limone, i cetrioli, la pasta aglio-zenzero, lo yogurt e le foglie di menta spezzettate e frullate tutto con un frullatore a immersione fino a ottenere una crema liscia.
Versate la zuppa in piatti individuali e completate con foglioline di menta, una macinata di pepe, un filo d'olio e del ghiaccio, eventualmente tritato.

Con questa ricetta partecipo al contest Il tormentone dell'estate del sito Magnaitalia:


sabato 19 luglio 2014

Torta morbida con ciliegie e yogurt

(continua da qui)

... per fare questa torta!
Perché per quanto io possa amare le cupolette di couscous con zucchine e ciliegie, per quanto interessante io possa aver trovato i multidessert di riso basmati al cacao con crema di ciliegie, per quanto io possa aver goduto mangiando la cherry pie all'aceto balsamico e base al pepe nero, questa torta è il mio primo pensiero quando dai banchi del mercato vedo occhieggiare i duroni, e il mio chiodo fisso finché non la realizzo!
Così incredibilmente semplice, e così incredibilmente gustosa!
Profumata di limone e vaniglia.
Inebriante il primo, discreta la seconda.
Morbida e umida grazie allo yogurt.
Sofficissima, a non lavorarla troppo.
Mi piace disporre le ciliegie sulla superficie in cerchi concentrici.
Appoggiarle appena sull'impasto.
Restare a guardare, accoccolata davanti allo sportello del forno, come l'impasto salga per effetto del lievito, e lentamente le inglobi.
Chiedermi se le racchiuderà del tutto, o se lascerà che si intravedano.
Se andranno a fondo, o resteranno in superficie, o si fermeranno a metà, sospese nel giallo.
Se formeranno una linea retta di palline rosso scuro, o se ognuna occuperà una posizione diversa.
Se l'impasto penetrerà nel foro lasciato dallo snocciolaolive, regalandomi una nota di dolce cremosità all'interno della ciliegia, o se avvolgerà soltanto l'esterno, lasciandone il cuore intatto.
Avvertire nell'aria della cucina il profumo dolce, fragrante, carico di promesse, della torta che cuoce.
E che sembra mi dica: Sono pronta!, rendendo superfluo il trillare dell'orologio del forno.
E poi l'attesa, colma di desiderio e aspettativa, davanti alla torta che raffredda sulla gratella, lentamente, indifferente ai miei ritmi e alla mia impazienza.
Finalmente tagliarla, rivelarne l'interno, con trepidazione e sorpresa, come chi apra uno scrigno colmo di tesori.
Ammirarne i colori contrastanti e vivaci.
Percepirne la morbidezza al contatto con le dita.
Stupirmi all'improvviso crock! della ciliegia... morbida, eppure meravigliosamente, inaspettatamente croccante.
Renderla mia compagna di colazione, mia amica di merenda.
Mangiarne l'ultima fetta con gratitudine e rimpianto.
Perché la stagione dei duroni è breve, e so che dovrò aspettare a lungo...

Preparo questa torta ogni volta che arriva luglio.
Ogni anno, da almeno quattro anni.
Una sola volta.
Perché la sua magia si conservi intatta. :o)

Torta morbida con ciliegie e yogurt



Ingredienti per uno stampo di 26 cm di diametro:
400 g di ciliegie (varietà duroni perché restano croccanti anche dopo la cottura)
150 g di zucchero semolato
buccia grattugiata di un limone
3 uova
250 g di yogurt bianco intero
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva (provate a sostituirlo con olio di cocco: conferirà al dolce un profumo di cocco leggero e delicato, ma irresistibile!)
un cucchiaino di estratto liquido di vaniglia
300 g di farina 00
una bustina di lievito per dolci
mandorle in scaglie per decorare (oppure zucchero in granella)

Preparazione:
Denocciolate le ciliegie lasciandole intere (indossate un paio di guanti di lattice, procuratevi uno snocciolaolive e un sacchetto di plastica per alimenti e lavorate infilando la mano guantata con la ciliegia e lo snocciolaolive nel sacchetto di plastica... gli schizzi resteranno nel sacchetto e i vostri vestiti e le pareti della vostra cucina saranno salvi).
In una ciotola ampia mescolate lo zucchero e la buccia di limone strofinando con le dita.
Aggiungete le uova e montatele fino a renderle chiare e spumose.
Versate nella ciotola lo yogurt, l'olio e l'estratto di vaniglia e mescolate.
Unite la farina setacciata con il lievito e amalgamate bene ma senza mescolare troppo.
Versate il composto in una teglia imburrata e infarinata. Livellate la superficie ruotando la teglia (non sbattetela sul piano di lavoro o l'aria incorporata nell'impasto se ne andrà a farsi friggere).
Disponete le ciliegie denocciolate sulla superficie, formando cerchi concentrici, senza affondarle nell'impasto.
Infornate in forno statico e preriscaldato a 160° per 40 minuti, dopodiché controllate la cottura con uno stuzzicadenti, poiché a seconda del forno, degli ingredienti e della fase lunare il tempo di cottura potrebbe variare.
Sfornate la torta e lasciatela raffreddare per 5-10 minuti prima di toglierla dallo stampo.
Trasferitela su una gratella per dolci fino a completo raffreddamento.
Ponete le mandorle in un padellino su fuoco medio-basso e tostatele, mescolandole spesso, per circa 5 minuti, finché diventano dorate ma non scure.
Appena pronte toglietele dal padellino e fatele raffreddare ben allargate su un piatto.
Decorate la torta con altre ciliegie e le scaglie di mandorle tostate (o lo zucchero in granella).


Solo per i foodblogger: preparate una tazza di tè bianco biologico, allestite un set fotografico sul pavimento della cucina, fotografate la torta intera da varie angolazioni, tagliate una porzione di torta destinata alla vicina di casa e mettetela in un piattino, fotografate l'interno della torta da varie angolazioni, tagliate una fetta e ponetela in un piattino ovale cosparso con altre mandorle, fotografate pure quella da varie angolazioni, controllate tutte le foto, smontate il set fotografico, rimettete a posto la fetta di torta tagliata, portate il piattino alla vicina, scambiate due parole con lei, tornate in cucina.


Nel frattempo il tè si è raffreddato e la torta non la assaggiate nemmeno perché aspettate che il marito torni a casa dal lavoro per gustarla insieme a lui... accompagnata con una bella palla di gelato alla vaniglia! ;o)


... E tu, lettore che commenti sempre dal fondo, per una volta taci, lascia che ti offra una fetta di torta con il gelato, e sorridi! :o)

mercoledì 16 luglio 2014

Cupolette di couscous con zucchine e ciliegie

Quando ho detto Basta ciliegie! dopo il multidessert e la cherry pie, ho mentito spudoratamente.
Ho mentito, sapendo di mentire.
Ho mentito, sapendo di essere irresistibilmente attratta dalle ciliegie.
Ho mentito, sapendo che c'era una ricetta, in particolare, che mi chiamava.
Siete mai stati chiamati da una ricetta?
Lei se ne sta lì, in una pagina della vostra rivista preferita.
Voi la sfogliate e all'improvviso la leggete.
Lei vi parla.
Voi sentite che dovete farla.
La adattate ai vostri gusti.
La preparate.
La assaggiate.
La gustate.
Ve ne innamorate.
La rifate.
Chiudete la rivista.
La riponete sul ripiano di uno scaffale in corridoio.
Il tempo passa.
Il vostro amore no.
Resiste.
Tutti i giorni passate davanti a quello scaffale.
Lei è lì.
Vi aspetta.
In silenzio.
Voi aprite un blog.
Il giorno dopo passate davanti allo scaffale.
E stavolta lei vi chiama.
Oggi.
Domani.
Dopodomani.
Vi chiama.
La sentite.
Le rispondete.
Promettete: Tornerò...
Arriva l'estate.
Prendete la rivista, la aprite, tornate da lei.
La rifate.
E la pubblicate.

Cupolette di couscous con zucchine e ciliegie

da "Cucina Naturale", con modifiche


Ingredienti per due persone:
100 g di couscous integrale
mezzo cucchiaino di curcuma in polvere
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
un ciuffo di foglie di basilico
200 g di zucchine
50 g di olive nere
100 g di ciliegie
20 g di mandorle in scaglie

Preparazione:
Mettete il couscous in una ciotola piccola e mescolatelo con la curcuma e una presa di sale.
Portate a bollore 150 ml di acqua e versatela sul couscous, mescolate rapidamente e coprite la ciotola.
Fate gonfiare il couscous per 5 minuti, poi sgranatelo con una forchetta e versatelo in una ciotola più grande.
Tritate il basilico, mescolatelo con l'olio e tenete da parte a insaporire.
Grattugiate le zucchine, salatele leggermente, mettetele a scolare per qualche minuto, poi strizzatele con le mani per eliminare l'acqua di vegetazione.
Denocciolate le olive e le ciliegie, tagliatele a pezzetti e tenetele da parte separatamente.
Unite al couscous le zucchine, le olive e l'olio al basilico. Solo in ultimo unite le ciliegie.
Foderate due stampini con pellicola e riempiteli con il couscous, pressando bene.
Coprite e mettete in frigo a riposare.
Tostate le mandorle in un padellino a fuoco medio, mescolando spesso, per circa cinque minuti.
Toglietele dal fuoco e sistematele a raffreddare in un piatto.
Rovesciate le cupolette di couscous nei piatti individuali e decoratele con ciliegie intere e le scaglie di mandorle tostate.

Con questa ricetta partecipo al contest Il tormentone dell'estate del sito Magnaitalia:


Ho mentito ai miei venticinque lettori.
Chiedo loro di scusarmi.
Di perdonarmi.
Di comprendere me e il mio sentimento, se possibile.
Un sentimento più forte dell'onestà.
Più forte della mia stessa volontà.
Non mi posso fermare.
E non mi fermerò.
Non ancora.
Ho una confessione da fare a voi tutti.
Per questa ricetta serve un etto di ciliegie.
Ne ho comprate un chilo.
Duroni.
Certo, c'è il nocciolo che influisce sul peso.
Ci sono quelle un po' guaste, che si devono mangiare scartare.
Ci sono quelle che vanno tenute da parte per la decorazione finale.
Ci sono gli indispensabili controlli sulla qualità del prodotto, della cui necessità ho parlato tante volte.
Ma qui non si richiede la cottura delle ciliegie.
Non è necessario usare proprio i duroni.
La verità è un'altra.
Io i duroni ce li avevo già.
Non li ho comprati per fare queste cupolette di couscous.
Li ho comprati per...

lunedì 14 luglio 2014

Insalata al vetro con colori multistrato

Vi siete mai sentiti dire che non si gioca con il cibo?
Ma perché, poi?
Il cibo è fonte di ispirazione e di inesauribile creatività.
Un pomodoro non è solo un ortaggio.
E' una forma.
E' un sapore.
E' un odore.
E' un colore.
Ecco, un colore.
Oggi mi sento pittrice.
Io, che non so disegnare, oggi voglio dipingere... con il cibo!

Sulla mia tavolozza... grazie a un'azienda agricola biodinamica
che in Palude coltiva questi colori antichi!

Quindi oggi non vi regalo una ricetta, ma... un quadro!
Astratto, eh! ;o)

Insalata al vetro con colori multistrato



Ingredienti:
rosso bordeaux lessato e scolato
giallo in chicchi
bianco-verde a fettine sottili
rosso a pezzi
arancione a pezzi
giallo a pezzi
nero denocciolato e tagliato a metà
rondelle di verde scuro tagliate a metà
rondelle di verde chiaro tagliate a metà
verde in foglioline fresche e in foglioline secche
bianco in grani fini
un filo di oro liquido
una spruzzata di giallo paglierino

Preparazione:
In una ciotola di vetro posizionate tutti i colori a strati, nell'ordine elencato, dal rosso bordeaux alle rondelle di verde chiaro tagliate a metà.
Infilate tra i colori e il bordo della ciotola il verde in foglioline fresche.
Ricoprite con altre rondelle di verde chiaro tagliate a metà.
Spolverizzate con il verde in foglioline secche.
Condite con il bianco in grani fini, un giro di oro liquido e una spruzzata di giallo paglierino.
Prima di servire... mescolate i colori! ;o)


Qualcuno mormora, giù in fondo.
Lui, il lettore.
"Aho', ma 'ndo' la fai te la spesa, in cartoleria?? E dacce 'na vorta 'na ricetta normale!"
Ufff... evvabbè, cerchiamo di accontentare tutti! ;o)

Ingredienti dal basso verso l'alto (quantità a piacere vostro):
fagioli rossi
mais bollito
sedano
pomodoro rosso
pomodoro arancione
pomodoro giallo
olive di Gaeta
jalapeños sottaceto (temibilissimi peperoncini messicani, verdi e piccanti)
cetriolo
basilico e origano
sale
olio extravergine d'oliva
aceto bianco



"Amore, ho scritto un post breve!"
"Davvero? E come è stato possibile?"
"Non lo so... Mi è venuto così!" :o)

lunedì 7 luglio 2014

Cherry pie all'aceto balsamico e base al pepe nero

Quelli che non hanno mai fatto la pasta brisée.
Quelli che decidono di imparare a farla dopo aver visto questa cherry pie sul blog di Enrica.
Quelli che avevano detto “Basta ciliegie!” dopo questo post e cambiano idea, sempre dopo aver visto la succitata cherry pie sul blog di Enrica.
Quelli che la notte prima di preparare la pasta brisée non dormono per l’agitazione.
Quelli che quando finalmente prendono sonno sognano che il burro si surriscalda.
Quelli che impastano in salotto col condizionatore a ventitré gradi perché la cosa peggiore che possa capitare è che il burro si sciolga.
Quelli che prima di sabbiare il burro con la farina gli tremano le mani. E pure le gambe.
Quelli che, non avendo trovato indicazioni scientifiche su come fare la pasta brisée, sopperiscono alla mancanza di informazioni con l’immaginazione. E fanno come gli pare.
Quelli che non riescono a impastare senza affondare le mani nell’impasto, e chissenefrega se non si dovrebbe fare.
Quelli che ma poi chi l’ha detto che non bisogna usare le mani?
Quelli che quando vedono il ripieno addensarsi in cottura vanno nel panico e tempestano Enrica di email. E meno male che Enrica è tanto paziente.
Quelli che la notte prima di assemblare la cherry pie non dormono pensando a quale sia il modo migliore di usare il rullo per losanghe.
Quelli che mentre stendono la base di brisée mandano email a Piero per fargli ancora qualche domanda e fargli vedere che la base appena stesa sembra la carta geografica dell’Australia. E meno male che Piero è ancora più paziente di Enrica.
Quelli che prima di usare il rullo per losanghe già gli viene da ridere.
Quelli che dopo aver usato il rullo per losanghe non si capisce come abbiano ancora la forza di ridere.
Quelli che vegliano per un’ora la cherry pie nel forno pregando che la decorazione del bordo non si spatasci in cottura.
Quelli che dopo aver sfornato la cherry pie tirano un sospiro di sollievo perché finalmente è finita.
Quelli che un attimo dopo stanno già cercando una ricetta per la prossima pie.
Quelli che la notte dopo aver sfornato la cherry pie non dormono pensando a cosa scrivere nel post.
Quelli che, visto che non dormono pensando a cosa scrivere nel post, tanto vale alzarsi e scriverlo davvero.
Quelli che la mattina dopo oddio, devo ancora fa' le foto!
Quelli che dopo tutto ciò... pensa se la cherry pie non è buona! :D


Cherry pie all'aceto balsamico e base al pepe nero

qui la pie di Enrica
qui la ricetta
qui la versione originale
io ho fatto qualche piccola modifica


Ingredienti per uno stampo da pie da 26 cm (fondo 19 cm, sommità 23 cm, bordo 1,5 cm) + uno stampo da crostata da 20 cm:
Per la base (tutti gli ingredienti devono essere freddi di frigo):
600 g di farina 00
250 g di burro a pezzettini
un cucchiaio di zucchero
mezzo cucchiaino di pepe nero macinato
mezzo cucchiaino di sale
acqua quanto basta per formare un panetto compatto, da aggiungere all'impasto un cucchiaio per volta (per me, 12 cucchiai)
Per il ripieno:
1,5 kg di ciliegie denocciolate (ho usato i duroni)
220 g di zucchero di canna
2 cucchiai di miele di acacia
3 cucchiai di aceto balsamico
un cucchiaino di estratto di vaniglia
12 chiodi di garofano
40 g di burro
2 cucchiai di maizena
75 g di farina
Per spennellare:
sciroppo d'acero

Preparazione:
Base
Versate la farina in una ciotola ampia, aggiungete il burro e sfarinate tutto insieme (usando le punte delle dita o qualsiasi caccavella vi piaccia usare, purché fredda) fino a ottenere un composto bricioloso.
Unite lo zucchero (polverizzato) e il pepe e mescolate.
Aggiungete l'acqua, un cucchiaio per volta, cominciando con un paio di cucchiai in cui avrete in precedenza sciolto il sale.
Lavorate l'impasto rapidamente, per non scaldare il burro, fino a ottenere un panetto compatto.
Dividetelo in due parti, una più grande dell'altra, avvolgete i due pezzi con pellicola (senza PVC) e metteteli in frigo fino al giorno dopo.
Ripieno
Tostate i chiodi di garofano in un padellino a fuoco medio per 4-5 minuti. Lasciateli raffreddare e poi pestateli in un mortaio fino a ridurli in polvere.
Setacciate insieme la farina e la maizena.
Mettete tutti gli ingredienti in una pentola ampia dal fondo spesso, a fuoco medio, e portate a bollore mescolando ogni tanto.
Abbassate il fuoco e cuocete il tutto a fuoco dolce, mescolando spesso ma delicatamente, finché il composto non si addenserà significativamente. A me sono bastati 15 minuti, e poiché si attaccava al fondo della pentola ho versato un mestolino di acqua calda, ho mescolato, ho spento il fuoco e ho coperto la pentola, lasciando riposare il tutto fino al giorno dopo.
Assemblaggio della pie
Tirate fuori dal frigo i panetti una ventina di minuti prima di iniziare a stenderli, per farli leggermente ammorbidire.
Lavorate il panetto più grande con le mani su un piano leggermente infarinato finché sarà abbastanza morbido da formare una palla, poi stendetelo con il mattarello a uno spessore di meno di 5 cm (la base di pasta brisée mi piace sottile), cercando di ottenere una sfoglia rotonda.
Avvolgetela sul mattarello e depositatela nello stampo (io ho leggermente imburrato il mio).
Allo stesso modo, lavorate e stendete il panetto più piccolo e praticatevi i tagli con il rullo per losanghe (o fate delle striscioline o quello che vi pare a voi; se optate per le losanghe cercate di stendere la sfoglia abbastanza più larga dello stampo, per avere meno problemi quando lo ricoprirete con la sfoglia tagliata).
Pareggiate i bordi delle due sfoglie, sigillateli e arrotolateli poggiandoli sul bordo dello stampo e create la decorazione (o inventatevi qualcos'altro).
Spennellate tutta la decorazione con poco sciroppo d'acero usando la punta di un dito e mettete la pie in frigo per una buona mezz'ora prima di infornarla, in modo che le decorazioni mantengano la forma durante la cottura.
Infornate in forno statico a 180° per un'ora. Dopo 45 minuti coprite i bordi con strisce di stagnola per evitare che si scuriscano troppo.
Una volta sfornata, lasciatela raffreddare completamente nello stampo.
La pie si serve nello stesso stampo in cui viene cotta. Se non usate uno stampo da pie, sformatela solo quando sarà perfettamente fredda.
Servitela, come nella migliore tradizione americana, con una pallina di gelato alla vaniglia.


Il pepe nero nella base si sente, ma è delicato e non dà fastidio se stendete la pasta sottile.
Il ripieno è da urlo, ma necessita di un giorno di riposo affinché i diversi sapori si leghino insieme. Appena preparato, i chiodi di garofano "spingono" un po' troppo, ma il giorno dopo i sapori si fondono creando un insieme dall'equilibrio perfetto. Vi consiglio quindi di preparare la cherry pie con un giorno di anticipo.


Appendice: Quello che le ricette non dicono
Se state ancora leggendo, probabilmente avete capito che questo blog non è un ricettario.
Quindi, dopo aver scritto come questo dolce si dovrebbe fare, adesso scrivo come l'ho fatto io! :D
La sera prima di impastare la pasta brisée ho tagliato il burro a fettine sottili con la mandolina e l'ho messo in frigo tutto bello allargato in un piatto coperto con un foglio di alluminio.
Una genialata che ancora mi stupisco.
La mattina dopo ho preparato tutti gli ingredienti e tutti gli strumenti che avrei usato per impastare e ho messo tutto in frigo.
(Consiglio di procurarvi un frigo bello grande per fare questa cherry pie.)
Nel primo pomeriggio ho impostato il condizionatore del salotto a ventitré gradi, in modo da farmi gelare le mani così che il burro non si sciogliesse al contatto (inevitabile).
Ho trasportato ingredienti e strumenti sul tavolo del salotto e ho dato il via alle danze.
Ho versato le fettine di burro nel ciotolone con la farina e ho dato qualche colpetto col taglio di una spatola per separarle, poi le ho sbriciolate per bene con la mia ultima caccavella, un pastry cutter americanissimo e nuovo fiammante.


L'invenzione del secolo.
Come il rullo per losanghe. :D
Ho finito la sabbiatura a mano, rapidamente, e ho aggiunto il cucchiaio di zucchero pestato a mano nel mortaio dell'Ikea e mescolato al pepe nero macinato.
Ho mescolato e ho iniziato ad aggiungere l'acqua, cominciando con tre cucchiai in cui avevo sciolto il sale. (Questo procedimento così scientifico non vi ricorda niente?)
Poi gli altri cucchiai, uno per volta, mescolando prima con la caccavella, poi con una forchetta, poi con una spatola per torte in acciaio, poi col dorso di un cucchiaio, e poi @&£@%*@§$@ non ne potevo più di tutte quelle briciole, c'ho infilato le mani dentro e daje e daje, pressa e impasta finché non ho ammassato il tutto in un panetto... duro, fessurato, e sospetto neanche tanto scientifico, ma cavolo, è la prima volta e meglio di così non mi è venuto! ;o)
Ho diviso il panetto in due pezzi, uno da 400 grammi e l'altro da 600 grammi (un chilo di impasto? sta' a vedere che magari il ciotolone non era abbastanza grande per impastarci dentro!), e li ho messi in frigo.
Subito dopo ho preparato il ripieno, denocciolando un chilo e mezzo di ciliegie.
E meno male che ho usato lo snocciolaolive.
E meno male che ho scelto i duroni, neri, grossi, sugosi, e soprattutto così croccanti e duri che pure una doppia cottura non li scompone minimamente.
Troppo grandi per lo snocciolaolive.
C'è voluta un'ora.
Li ho lavati e asciugati e ho tolto il picciolo.
Ho indossato dei guanti di lattice e li ho denocciolati infilando la mano con lo snocciolaolive e la ciliegia in un sacchetto di plastica per alimenti.
Gli schizzi sono rimasti dentro al sacchetto anziché volare in giro per la mia cucina, su tutte le mie carabattole, sulle pareti, sul pavimento e sui miei vestiti.
Altro colpo di genio.
Ho messo le ciliegie in un pentolone insieme a tutti gli altri ingredienti e ho iniziato la cottura.
Dopo quindici minuti la salsa sembrava materiale da costruzione.
Ho aggiunto un po' d'acqua calda per scioglierla, ho spento il gas e coperto la pentola, in modo che il tutto continuasse a cuocere senza fiamma, senza attaccarsi al fondo della pentola e conservando il vapore all'interno.
Il pomeriggio successivo ho composto la cherry pie.
Ho allestito di nuovo la postazione di lavoro nel salotto condizionato e ho steso il primo panetto di pasta brisée.
Era duro come un mattone.
L'ho ammorbidito lavorandolo gentilmente con le mani, accarezzandolo, massaggiandolo e cantandogli canzoncine.
Mi ha ricompensato assumendo la sagoma precisa al millimetro dell'Australia.
Altro che cerchio perfetto e scientifico!
Poi ho steso il secondo panetto (che avevo scientificamente tirato fuori dal frigo quando ho iniziato a stendere il primo... e  meno male!).
E sono arrivata al momento della seconda invenzione del secolo: il rullo per losanghe!


Non vi viene già da ridere? :D
Ho appoggiato il rullo sulla base e l'ho fatto scorrere formando delle strisce continue.
Di tagli regolari?
Magari.
Di semplici incisioni superficiali.
Ho ripetuto l'operazione spingendo più in profondità e cercando di far combaciare i nuovi tagli con i precedenti.
Ovviamente non ci sono riuscita.
Ho ripassato ogni singolo taglio con il bordo di una spatolina di plastica, in modo che si aprissero.
Dove la traccia del taglio era confusa, ho immaginato.
Ad ogni taglio sudavo, nonostante i ventitré gradi del condizionatore.
Sudavo e ridevo.
Mi sono divertita un mondo... pensando al racconto che ne avrei fatto nel post! :D
Dopo aver aperto i tagli, ho versato il ripieno nella base e ho arrotolato la sfoglia così tagliata sul mattarello posizionandolo perpendicolarmente ai tagli, in modo che questi non si aprissero nel trasporto fino allo stampo. E' scientificamente dimostrato che se il mattarello lo posizionate parallelamente ai tagli la sfoglia si sgarra!
Ho appoggiato la sfoglia tagliata sul ripieno e l'ho delicatissimamente allargata con le dita per aprire i tagli e formare le losanghe, spostando le striscioline con uno stuzzicadenti affinché le losanghe avessero tutte la stessa larghezza.
Qualcuna è uscita fuori sbilenca, laddove i tagli fatti col rullo si erano confusi. Ma a 'sto punto... chissenefrega! ;o)
Dopo ciò, ho pulito i bordi che si erano sporcati di ripieno con un tovagliolo di carta e ho tagliato l'eccedenza con le forbici.
Altra grandissima invenzione, perfetta per pareggiare i bordi delle pie!


Ho schiacciato le estremità delle striscioline con il bordo della base per sigillarli, ho rifilato di nuovo la pasta con le forbici tenendo il segno col dito e tagliando a circa un centimetro e mezzo dal bordo dello stampo (aho', sembravo un parrucchiere!) e ho arrotolato la pasta che sporgeva facendola appoggiare sul bordo dello stampo e poi chiudendo bene il rotolino.


Infine, ho formato il motivo a onda spingendo la pasta con i polpastrelli.
Prima di infornare la pie l'ho spennellata con un po' di sciroppo d'acero per lucidarla e l'ho lasciata una buona mezz'ora in frigo per far consolidare la pasta, in modo che l'artistica decorazione del bordo non si sciogliesse con la cottura.
Dopo quarantacinque minuti di cottura ho coperto i bordi della pie con strisce di alluminio per non farli scurire troppo.
E poi... mi sono pappata col leccapentole tutta la salsina che era rimasta attaccata alla pentola del ripieno!! :D


Una voce dal fondo.
Il solito lettore.
"Aho', macchittel'haffattofa'???"
... Enrica!!!
Emmenomale!!! :D

venerdì 4 luglio 2014

Spaghetti e mìttabol

"Amore, voglio fare un'americanata... Spaghetti e mìttabol!"
"Cosa?! Non se ne parla nemmeno!"
"Ma come?! Ho una ricettina bellissima di Martha Stewart!"
"Piantatela, tu e Martha Stewart! E spaghetti e mìttabol io non li mangio!"

Lo vedremo, se li mangia o no!
La ricettina è talmente semplice (e sana...!) che mi fa perfino venire voglia di fare le polpette con le mie mani... se non è un miracolo questo!
Vado di corsa al mercato e trovo il mio macellaio col solito sorriso.
"Buongiorno, bella signora!"
"Buongiorno! Vorrei quattro etti e mezzo di macinato di bovino, per le polpette."
"Va bene, bella signora! E che altro ci mettiamo, nelle polpette?"
"Un uovo, prezzemolo, parmigiano, pangrattato..."
Il sorriso svanisce dalla faccia del macellaio.
Appoggia il pacchetto del macinato sul banco di lavoro.
Posa due mani enormi sul bancone e si sporge verso di me, guardandomi accigliato.
Oddio, cosa ho detto?!
Sento che mi sto facendo piccola piccola come Minù Pepperpot, sotto il suo sguardo scuro.
"Allora... Nelle polpette lei il pangrattato non ce lo mette."
Indietreggio impercettibilmente.
"Pe-perché no?"
"Perché il pangrattato indurisce."
Mi sforzo per respirare.
Martha, dove sei?
"E allora che ci metto?"
"Lei prende il pane e lo bagna nel latte, poi lo strizza e lo mette nelle polpette. Ha capito?"
Annuisco debolmente.
Martha, aiutami tu!
Il macellaio mi indaga con sguardo scrutatore.
Sospetta che io non sia completamente convinta.
Balbetto qualcosa.
"E' che ho letto una ricetta... e c'era il pangrattato..."
Intuisco che aggiungere E' una ricetta di Martha Stewart: Spaghetti and meatballs non mi sarebbe d'aiuto. E' evidente che il macellaio non è pronto per accogliere il verbo di Martha.
Il suo sguardo tenace non mi molla un attimo e mi tiene lì, in piedi, inchiodata davanti al bancone.
"Il pangrattato viene dopo."
"Come?"
"Il pangrattato viene dopo. Si mette alla fine, se si vogliono friggere le polpette, o farle al forno."
"Ah, lei dice... per impanarle..."
"Certo."
Non so cosa fare.
E' evidente che il macellaio non mi lascerà andare via finché non si sarà assicurato che io non metterò il pangrattato nelle polpette.
Sono tentata di cambiare ricetta, di convertirmi al suo credo e di preparare le polpette secondo la tradizione dei padri.
Ma abiurare Martha Stewart?
Ripudiare la sua ricetta?
Tradire la mia fede nella Santa Patrona della Cucina Americana?
Giammai!!!
Se Martha, nella sua infinita saggezza, ha disposto che le polpette vengano preparate col pangrattato, ci sarà un motivo.
Anche se io non lo conosco.
Altrimenti, avrebbe detto pane bagnato nel latte e poi strizzato.
O no?!
Non so come uscire da questa spinosa situazione.
Il macellaio mi guarda con occhi schietti, sinceri.
Ha infilato il pacchetto con il macinato in una busta di plastica e lo ha appoggiato sul bancone, davanti a me.
Non voglio mentirgli, neanche per salvarmi.
Ma dire la verità, non posso.
Distolgo lo sguardo, pago, prendo la busta.
"Grazie mille."
"Grazie a lei, bella signora!"

Torno a casa e preparo le polpette con il pangrattato.
In realtà è una piccola quantità.
Solo quaranta grammi per quasi mezzo chilo di carne.
Mentre faccio rotolare le polpette tra le mani, penso alla ragione della presenza del pangrattato.
Certo, le polpette morbide non sono.
Ma non sarà che devono essere così?
Magari perché vanno cotte nel sugo?
E poi mescolate a lungo con gli spaghetti?
Cosa accadrebbe se fossero come quelle che compro dal macellaio, fatte col pane bagnato nel latte e poi strizzato?
Che sono così morbide da sembrare quasi una crema, al punto che devo maneggiarle con estrema cautela mentre le cuocio, come se fossero di cristallo, per non romperle?
Si romperebbero!
Ecco, sì! Ho capito!
Se fossero morbide si romperebbero mentre le rivolto insieme al sugo per mescolarle con gli spaghetti!
Martha, lo sapevo che non mi avresti abbandonato e avresti rischiarato la mia mente con la luce della verità!


"Amore, che c'è per cena stasera? Sento un profumino delizioso! Sto svenendo! Cos'hai cucinato?"
"Gli Spaghetti e mìttabol di Martha Stewart."
"Mio Dio!"
"Dai, assaggia!... Allora? Com'è questo piatto?"
"E' bbònooo... da Dio!!!"

Spaghetti and meatballs

ricetta tratta da qui, con modifiche *


Ingredienti per due persone
300 g di vermicelli di Gragnano trafilati al bronzo
250 g di salsa di pomodoro con i pezzi
un cucchiaio di olio extravergine d'oliva
una cipollina fresca tritata
peperoncino tritato
4 grandi foglie di basilico
Per le polpette (le dosi delle polpette sono per 4 persone; io ne ho congelate la metà)
30 g di parmigiano grattugiato + altro per servire
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
mezzo cucchiaino scarso di aglio in polvere ** (o 2 spicchi, tritati)
un uovo
450 g di macinato di bovino
40 g di pangrattato
un cucchiaino di sale

Preparazione
Mescolate in una ciotola il parmigiano, il prezzemolo, l'aglio, l'uovo e il sale.
Unite la carne e il pangrattato e mescolate delicatamente.
Formate con le mani 16 polpette (ne userete 8).
Scaldate l'olio in una padella e rosolatevi le polpette, mescolando.
Quando le polpette sono quasi uniformemente rosolate aggiungete il peperoncino e la cipolla e lasciatela appassire.
Unite la salsa di pomodoro e due foglie di basilico spezzettate.
Portate a bollore, poi lasciate sobbollire con il coperchio per circa 15 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Nel frattempo cuocete la pasta, scolatela e versatela  nella padella con le polpette, unendo le restanti due foglie di basilico spezzettate.
Mescolate bene, fate insaporire e distribuite nei piatti, completando con parmigiano grattugiato.

** La ricetta originale dice 2 spicchi di aglio tritati, ma io in una vita passata devo essere stata un vampiro o una strega perché l'aglio proprio non lo reggo... quindi se posso usarlo per insaporire un soffritto e poi toglierlo ok, ma se la ricetta richiede che l'aglio resti fino alla fine ricorro a un pizzico di quello essiccato in polvere... biologico e senza conservanti. ;o)

* Eh sì, alla fine la ricetta di Martha l'ho modificata! Ma non le polpette, che alla fine non sono poi così dure. Ho modificato la salsa. Sì, perché va bene la saggezza, va bene l'ispirazione, va bene tutto, ma quella salsa di pomodoro così triste, senza nemmeno un'erbetta aromatica a dare un po' di profumo, mi sembrava proprio inaccettabile!

Con questa ricetta partecipo al Contest Che Non C'E' e alla Saga Dello Spaghetto delle Tre Svalvolate di Un condominio in cucina... ciak 1,  ciak 2 e ciak 3! :D

E...

HAPPY INDEPENDENCE DAY Y'ALL!

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