venerdì 29 agosto 2014

Fiori di zucca con riso rosso e ricotta alle erbe aromatiche

Mattina di un giorno qualunque di tarda estate.
Mi affaccio alla finestra che dà sul giardino.
Venti metri quadrati a dire tanto.
Diciannove dei quali sono invasi dominati da un piccolo e caotico zuccheto casalingo.
Poche piante, ramificate in ogni direzione, che strisciano sul terreno allungandosi di parecchi centimetri ogni giorno.
E tentando incessantemente di evadere dall'angusto spazio in cui sono confinate.
Una, arrivata fino al muretto di cinta, ha piegato verso sinistra e si è allungata tutto intorno al giardino, seguendo il muro.
Le basterebbe sollevarsi di qualche centimetro per avere via libera verso la conquista della strada.
Un'altra si è arrampicata inosservata sulla recinzione, fondendosi col glicine in un groviglio inestricabile e lasciandosi pendere al di fuori, oltre le sbarre.
Dalla finestra cerco di localizzare i fiori, di un colore giallo abbagliante nella luce del mattino, che spuntano da sotto le larghe foglie verde scuro.
Sono loro il mio obiettivo, ma so che me li dovrò sudare, e parecchio.
Forbici in mano, scendo gli scalini che portano al giardino.
Le grandi foglie, rotonde, pelose e lievemente urticanti, sono dappertutto.
Sotto si celano gatti, api e zanzare.
Avanzo verso i fiori scavalcando le foglie, collezionando graffi e punture di insetti.
All'estremità del giardino mi ritrovo proprio in mezzo alla piantagione improvvisata.
Le zucche sono ovunque, tutto intorno a me.
Ne sono circondata.
Qualcosa mi strattona i vestiti.
Faccio un salto e arretro, spaventata.
Urto una foglia col piede, calpesto un ramo strisciante, incespico, barcollo, recupero l'equilibrio, cerco una via di fuga tra le foglie.
Ma non posso scappare, le zucche sono troppe.
Mi volto per affrontare la sorte.
Il ramo di bouganvillea irto di spine, proteso verso i mattoncini che attraversano il giardino, sembra deridermi oscillando lievemente.
Più tardi scoprirò un graffio sanguinante sulla mia pelle, sotto la maglietta.
Ma per ora non sento dolore.
Stringo tra le mani il mio bottino di fiori strappati alle zucche e torno verso la scaletta, verso la salvezza.
Con la speranza che le zucche non si accorgano mai di quanto facile sarebbe arrampicarsi su questa scaletta, prendere possesso del terrazzino e invadere la casa.
E chissà perché, ogni volta che rientro da queste missioni in giardino alla conquista dei fiori, mi vengono in mente le parole di Gandalf il Grigio che legge il libro di Marzabul nelle miniere di Moria:
Hanno preso il ponte, e il secondo salone. Abbiamo sbarrato i cancelli, ma non possiamo resistere a lungo. La terra trema. Tamburi. Tamburi negli abissi. Non possiamo più uscire. Un'ombra si muove nel buio. Non possiamo più uscire. Arrivano!
Che anche Tolkien avesse seminato zucche in giardino?? :D

Fiori di  zucca con riso rosso e ricotta alle erbe aromatiche

da "Cucina Naturale"


Ingredienti per 2 persone
100 g di riso rosso (va benissimo anche il riso Venere)
125 g di ricotta
olio extravergine di oliva
erbe aromatiche fresche (menta, basilico, prezzemolo)
3 cucchiai di latte
4 fiori di zucca grandi

Preparazione
Lessate il riso in acqua salata, scolatelo e raffreddatelo sotto l'acqua fredda.
Tritate al coltello le erbe aromatiche.
Setacciate la ricotta e conditela con l'olio e le erbe tritate.
Mescolatela con il riso e aggiungete il latte per ammorbidire il tutto.
Mondate i fiori di zucca, facendo attenzione a non rompere i petali, e farciteli con il composto di riso e ricotta.
Disponeteli su una teglia antiaderente dai bordi bassi, ungeteli con un filo d'olio e infornateli a 180° per 20 minuti.
Serviteli subito.


Ma perché poi serviteli? Io direi piuttosto mangiateli! ;o)

Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

venerdì 22 agosto 2014

Papaccelle ai capellini spezzati

Mezzo pacco di capellini all'uovo.
Quegli spaghettini sottili sottili riuniti in matassine, buoni per minestre in brodo.
Tre matassine sane, e uno strato di tre dita di spaghettini spezzati in pezzettini di non oltre un centimetro di lunghezza.
Che farne?
La soluzione più ovvia sarebbe cuocerli in brodo.
A Ferragosto.
Ma nonostante io sia un'irriducibile delle minestre, anche in estate, e nonostante le basse temperature di questa estate finta, il brodo a Ferragosto proprio no.
E allora?
Alle matassine sane pensa il marito.
Capellini all'uovo con le zucchine.
Ma quelli spezzati?
Decido che questo è un compito per il Branco.
Il branco di neuroni selvaggi che scorrazzano nel mio cervello come cavalli imbizzarriti nella steppa.
Li chiamo tutti a raccolta per coordinarli.
Appoggio la confezione di pasta sul tavolo della sala riunioni e sottopongo loro il quesito.
Richiedo una soluzione issima: non ho voglia di cucinare, e il dolore alla schiena non mi permette di stare in piedi a lungo.
Mi assicurano che studieranno una soluzione adatta alle mie esigenze.
Un quarto d'ora più tardi, un gruppo di loro effettua un sopralluogo nel frigo e nella dispensa.
Stilano con attenzione un inventario delle risorse disponibili.
Si interessano in particolare a un barattolo di polpa di pomodoro e a sei papaccelle, comprate prima del mal di schiena per essere riempite di riso, che ora languono in frigorifero.
Mezz'ora dopo mi presentano il loro progetto, fondato su precise basi logiche e scientifiche:
Se nelle papaccelle puoi mettere il riso, allora ci puoi mettere anche i capellini spezzati, poiché i capellini spezzati, per dimensioni e forma, sono assimilabili al riso. Inoltre, essendo spaghetti, stanno bene col pomodoro.
Ineccepibile!
Non è fantastico poter contare su un branco così? :D

Papaccelle ai capellini spezzati



Ingredienti:
6 papaccelle grandi
100 g circa di capellini spezzati (a occhio, un pugnetto di capellini per ogni papaccella)
400 g di passata di pomodoro (o di polpa a pezzi, frullata)
1 cucchiaio colmo di parmigiano grattugiato
basilico fresco
origano
aglio in polvere (o aglio fresco tritato, se non vi crea problemi... a me ne crea!)
olio extravergine d'oliva

Preparazione:
Lavate e asciugate le papaccelle.
Tagliate le calotte, togliete i semi e tenetele da parte.
Svuotate ogni papaccella dai semi, salate leggermente l'interno e disponetele tutte in una pirofila.
Mettete i capellini spezzati (devono essere spezzati uniformemente e non devono esserci piccoli ammassi di capellini come residuo delle matassine) in una ciotola e unite la polpa di pomodoro frullata o la passata.
Aggiungete qualche cucchiaio di acqua (circa 100 ml), il basilico spezzettato, l'origano, l'aglio, il parmigiano e un cucchiaio d'olio.
Mescolate delicatamente per amalgamare i capellini con la passata e riempite le papaccelle (a me piace riempirle fino all'orlo, ma tenete presente che in cottura la pasta si gonfia e la calotta della papaccella si solleva se la riempite completamente).
Rimettete a posto le calotte (ovviamente dovete posizionarle facendo in modo che i bordi tagliati combacino perfettamente!) e infornate in forno statico preriscaldato a 200° per circa 45 minuti. Controllate comunque la cottura dopo i primi 30 minuti, e proseguitela fino a far asciugare l'acqua che si raccoglierà sul fondo della pirofila.
Non ho oliato la pirofila né usato la carta da forno, e non ho cosparso le papaccelle di olio prima di infornarle... ma nulla vi vieta di farlo!

venerdì 15 agosto 2014

Dessert di yogurt greco e frutti di bosco, felice più di me

Questo post non dovrebbe essere qui.
Soprattutto, io non dovrei essere qui.
E neanche il marito.
Dovremmo essere nel nord della Francia, a mangiare ostriche fresche seduti al tavolo di un bistrot su una spiaggia della Normandia.
E invece siamo a casa, a sudare e schiacciare zanzare.
Trecentosessantacinque giorni, in un anno.
A volte perfino trecentosessantasei.
Solo quindici di quei giorni a disposizione per noi che vogliamo fare un viaggio in auto fino alla Normandia.
E ben trecentocinquanta altri giorni a disposizione di un'ernia lombo-sacrale che volesse risvegliarsi all'improvviso e creare problemi.
Ma la mia sceglie proprio quei quindici giorni.
Quattro giorni di iniezioni prima del giorno previsto per la partenza non producono l'effetto sperato.
Sei ore prima della partenza i bagagli sono pronti.
Vestiti lavati, stirati, piegati e riposti nelle valigie.
Il beauty-case nel bagno aspetta solo lo spazzolino da denti.
Le scarpe sono sistemate nelle loro sacche.
Navigatore, macchina fotografica, computer portatile, telefoni cellulari e caricabatterie sono al loro posto.
Il dizionario tascabile italiano-francese è a portata di mano.
Quattro ore prima della partenza, io sono sul divano del salotto a schiacciare zanzare in piena notte, coi denti stretti e la schiena in fiamme.
Davanti a me c'è un viaggio in auto di dieci ore, fino alla prima tappa.
Altre sei ore in auto il giorno dopo.
E dieci giorni in giro a piedi alla scoperta di tante città.
Due ore prima della partenza mi trascino sul letto.
Mi appisolo, sognando di schiacciare zanzare.
Un'ora prima della partenza il suono della sveglia si porta via le zanzare.
Solo quelle oniriche, purtroppo.
E si porta via anche il sogno di quel viaggio tanto atteso.
"Amore, non ce la faccio..."
Delusione, rabbia, avvilimento.
Un'ora dopo la mancata partenza, il marito cancella tutte le nostre prenotazioni.
Due ore dopo, in silenzio, disfa le nostre valigie.
Io cerco invano una posizione che mi aiuti ad alleviare il dolore.
Tentiamo di metabolizzare il fatto che la nostra vacanza sia sfumata.
Ma è maledettamente difficile.
Non ho voglia di cucinare.
Non ho voglia di leggere ricette.
Non ho voglia neanche di mangiare.
Mi scusate, vero, se oggi sul blog non si ride?

Dessert di yogurt greco e frutti di bosco

da qui, con modifiche


Ingredienti per 4 persone:
340 g di yogurt greco (2% di grassi)
170 g di latte condensato
succo e buccia grattugiata di 1 limone
frutti di bosco (io ho usato fragole, mirtilli neri e lamponi)
Per decorare:
foglioline di menta fresca
sciroppo d'acero (o miele)
zucchero a velo

Preparazione:
Versate in una ciotola il succo e la buccia del limone e il latte condensato.
Sbattete con le fruste per due minuti.
Aggiungete lo yogurt greco ben freddo di frigo e mescolate il tutto con un cucchiaio o una spatola.
Unite una parte dei frutti di bosco (lavati, asciugati e tagliati a pezzetti se grandi) e mescolate quel tanto che basta a distribuirli nella crema in modo omogeneo.
Sistemate la crema in quattro coppe e completate il dessert con i frutti di bosco rimasti.
Decorate ogni coppa con le foglioline di menta e aggiungete, a seconda delle vostre preferenze, una spolverata di zucchero a velo o un cucchiaino di sciroppo d'acero (o un filo di miele).


Buon Ferragosto ai nostri venticinque lettori.
A quelli che sono andati in vacanza... e a quelli che non ci possono andare!

Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

lunedì 11 agosto 2014

Torta al cioccolato fondente con crema pasticcera... scientifica!

"Papà! Papà! C'è un verme in camera mia!"

Mezz'ora prima, in una sera qualunque di oltre dieci anni fa, nella mia camera a casa dei miei.
Sul marrone scuro del parquet sotto la finestra, in un angolino tra la mia scrivania e la parete, noto qualcosa.
Qualcosa di giallo.
Qualcosa di lungo.
Qualcosa di sottile.
Qualcosa di arricciolato.
Porc...! Un verme! Che schifo...!
Non può restare lì.
Non vivo, almeno.
E a pensarci bene, direi neanche morto...
Sì, ma intanto bisogna renderlo morto.
A mani nude, neanche a pensarci.
Mi devo armare.
Con la più classica delle armi casalinghe contro gli esseri animati, di qualsiasi taglia, colore, forma e dimensione.
La ciabatta.
Allungo il braccio verso il pavimento e spatam!, meno un colpo.
Il verme guizza, si contorce, si allunga, si restringe.
Io trattengo il respiro.
Si muove ancora.
Ma porc...!
Devo menare di nuovo.
Espiro.
Mi concentro sulla mano armata di ciabatta.
Rilasso il braccio e la spalla.
Inspiro.
Alzo il braccio.
Spatapam!
Ritiro la mano.
Il verme guizza, si contorce, si allunga, si restringe...!
Ma come... ma che è spiritato 'sto verme??
Alzo di nuovo il braccio, ma il ribrezzo mi vince, e lo abbasso.
Da sola non ce la faccio.
"Papà! Corri!... C'è un verme... Là, per terra, sotto la finestra... Ho provato a schiacciarlo, ma non muore!... Sì, quello giallo, lì nell'angolo!"
Mio padre si arma a sua volta, alza il braccio, si allunga, prende la mira e spatapam!
E il verme guizza, si contorce, si allunga e si restringe!
Facciamo entrambi un salto all'indietro.
"Ma come è possibile?!"
"Mena più forte! Mena più forte!"
Mio padre si lancia e pam! spam! spatam! spatapam!
Mentre il verme guizza, si contorce, si allunga e si restringe, più vivo e più arzillo che mai.
Allora mio padre ruggisce e spatapatapam!
"Striscia la ciabatta per terra! Strisciala! Schiaccialo! Schiaccialo!"
Spatapatapatapampampampampammmmmmm!!!!!!!!!
"Ma non è possibile!! Non ci credo!! Non può essere che 'sto verme ancora guizza, si contorce, si allunga e si restringe!"
"Papà! Che facciamo?"
L'unica cosa possibile.
L'unica mossa che resta.
Only the brave.
Solo gli ardimentosi.
Solo papà.
Contro il verme.
Corpo a corpo.
A mani nude.
Lo guardo mentre si china, allunga il braccio, apre la mano, tende le dita, le piega, chiude la mano, ritira il braccio, si rialza, si volta, viene verso di me, apre le dita e mi mostra il corpo del nostro nemico.
Un lungo, sottile, arricciolato elastico giallo!

BUON COMPLEANNO, PAPA'!


Torta al cioccolato fondente con crema pasticcera... scientifica!

Per l'idea e per la base della torta sono partita da qui, apportando qualche lieve modifica alla ricetta di Alice.
Per la crema pasticcera invece ho seguito quasi alla lettera la ricetta di Luca Montersino che ho visto qui da Piero.


Ingredienti:
Per la torta (stampo da 22 cm):
200 g di cioccolato fondente al 72% di cacao
100 g di burro
2 cucchiai di latte
100 g di zucchero semolato
3 uova
60 g di farina 00
1 cucchiaino di estratto liquido di vaniglia
1 cucchiaino raso di lievito per dolci
Per la crema pasticcera:
400 g di latte intero fresco
100 g di panna fresca
150 g di tuorli (circa 9 uova medie)
150 g di zucchero semolato
36 g di amido di mais
buccia di limone
mezza bacca di vaniglia
Per la decorazione:
granella di fave di cacao
cuoricini di cioccolato e cereali
ciliegie (non ho resistito quando ho visto che al mercato c'era ancora qualche durone!)

Preparazione:
Torta
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato con il burro e il latte.
Nel frattempo montate i tuorli con lo zucchero fino a renderli chiari e spumosi.
Sempre mescolando, unite alle uova montate il composto di cioccolato.
Aggiungete l'estratto di vaniglia e la farina setacciata insieme al lievito e mescolate per rendere il composto omogeneo.
Montate gli albumi a neve e uniteli al composto un po' per volta, mescolando delicatamente con una forchetta con movimenti dal basso verso l'alto per non smontarli.
Versate il composto in una tortiera imburrata e spolverizzata di cacao e infornate in forno statico e preriscaldato a 170° per circa 35 minuti.
Sfornate, fate raffreddare per 5-10 minuti, togliete la torta dallo stampo e lasciatela raffreddare completamente su una gratella.
Crema pasticcera (filmato qui):
In una pentola ampia mettete a scaldare il latte e la panna con la scorza di limone e i semi estratti dal baccello di vaniglia.
In una ciotola montate i tuorli con lo zucchero.
Aggiungete l'amido di mais, mescolate delicatamente per incorporarlo alle uova e riprendete a montare.
Quando il latte arriva all'ebollizione abbassate la fiamma e versate nella pentola tutto il composto di uova montate, senza mescolare.
Alzate la fiamma e aspettate che il latte inizi a fuoriuscire dai bordi della crema di uova, salendo e bucando al centro il composto.
Mescolate velocemente con una frusta per pochi secondi, mentre la crema si addensa.
Spegnete la fiamma e continuate a mescolare rapidamente con la frusta, per circa 15 secondi.
Per far raffreddare la crema senza che si formi la pellicina in superficie io uso immergere la pentola in un bagnomaria di acqua fredda e cubetti di ghiaccio, mescolando la crema con una spatola in silicone, con movimenti ampi, fino a farla intiepidire... e così ho fatto anche questa volta!
Ricoprite la torta con la crema fredda e decoratela come vi pare.


Sia la base che la crema sono migliori il giorno dopo. Vi suggerisco quindi di prepararle in anticipo, almeno di qualche ora.
La torta non si affossa al centro raffreddandosi. La base non è soffice, soprattutto se è appena uscita dal frigo, per cui è meglio tagliarla con un coltello invece che con una paletta per dolci.


L'elevato numero di tuorli richiesti dalla ricetta serve a dare alla crema un sapore più deciso.
L'amido di mais serve a darle consistenza, mentre l'amido di riso (che io non ho usato ma Montersino sì) le conferisce cremosità.
E se i tuorli sono montati a dovere al momento di versarli nel latte bollente, l'aria incorporata nella montata impedisce che cuociano all'istante!
Grazie a Piero per le spiegazioni scientifiche precise e puntuali... e anche brevi, non venendo da me! :D

lunedì 4 agosto 2014

Pomodorini ripieni di ricotta e trito aromatico

"... La prossima settimana sarà all'insegna del tempo stabile e soleggiato. Su tutta la Penisola si avranno infatti cinque giorni di sole su sette..."
Cinque giorni di sole su sette????
Questa sì che è una notizia bomba!
Finalmente posso non-cucinare!
Finalmente posso tirare fuori dai cassetti della cucina tutte quelle ricettine estive fresche fresche che ho accumulato e mai realizzato... per mancanza di caldo!
Arrivederci, forno... ben arrivato, frigorifero!

Oggi sole e caldo.
Non so se proprio su tutta la Penisola.
Sulla Palude, sicuramente sì.
Ne approfitto per preparare una ricettina issima e senza cottura.
E mi sbrigo pure.
Perché è vero che in televisione hanno annunciato cinque giorni di sole su sette, questa settimana.
Ma non hanno mica detto quali!

Pomodorini ripieni di ricotta e trito aromatico



Ingredienti (per 8 pomodorini):
8 pomodorini grandi
100 g di ricotta
una foglia di basilico
un ciuffetto di mentuccia
un rametto di prezzemolo (solo le foglie)
un ciuffetto di menta
olio extravergine d'oliva

Preparazione:
Lavate e asciugate i pomodorini. Lasciate il picciolo.
Tagliate la sommità e conservatela.
Scavateli delicatamente con un cucchiaino per rimuovere polpa e semi.
Salate l'interno e capovolgeteli su un piatto; lasciateli scolare per 15 minuti.
Tritate al coltello le erbe aromatiche.
Passate la ricotta al setaccio, unite il trito aromatico e un filino d'olio e mescolate.
Farcite i pomodorini con il composto di ricotta, facendolo leggermente debordare, e rimettete a posto le calotte tagliate.

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