venerdì 31 luglio 2015

Acqua di pesca con basilico e limone

Cari lettori, care lettrici, oggi condivido con voi la ricetta dell'acqua fresca.
E già sento una voce provenire dal fondo della sala...
Aho', ma che te sei bevuta er cervello?
No, mi sono bevuta proprio... l'acqua fresca!

Mattina di un giorno estivo qualunque, in un supermercato della Palude.
Mi avvicino alla cassa dopo aver fatto un giro tra gli scaffali.
Davanti a me c'è una persona che conosco.
Maria, la vicina di casa di quando io e il marito abitavamo nel nostro primo appartamento.
Maria: tanti anni sulle spalle e sul viso il sorriso più bello del mondo.
Mi racconta che di recente ha perso il marito.
Sorride al ricordo di quanta gente era presente al funerale.
Sorrido a mia volta. C'ero anch'io, e me lo ricordo bene.
Sorride mentre mi dice che c'era così tanta gente che "manco me li pozzo aricurda' tutti!"
Sorride guardando un bimbo che trascina un carrello di plastica, seguito dal papà.
"E' proprio vero, basta che esci un po' e subito la mente s'arrecrea!"
Vorrebbe lasciarmi passare avanti per pagare, dato che in mano ho meno articoli di quelli che ha lei nel suo carrello.
"No, grazie, Maria, non ho nessuna fretta."
Non ho nessuna fretta di lasciare lei.
La aiuto a issare sul nastro trasportatore un pacco di sei bottiglie di tè freddo.
"E' per tenerlo, se no quando viene qualcuno mica si può fare sempre il caffè..."
Guarda incuriosita la bottiglia di acqua frizzante che ho appena deposto sul nastro.
"Ti piace quella?"
"Veramente io la uso per fare un'acqua aromatizzata... La verso in una caraffa, aggiungo frutta e limone a fettine, basilico o menta e metto in frigo per un paio d'ore. La frutta dà il sapore all'acqua ed è molto piacevole e rinfrescante."
"Ah, ma che bella idea! Brava! Devo provare anche io!"
Paga la sua spesa e resta ad aspettarmi per un saluto, prima di tornare a casa.
Porgo il bancomat alla cassiera.
"Scusa, cosa ci metti tu nell'acqua?"
"Frutta e limone affettati sottilmente, basilico o menta spezzettati, e metto tutto in frigo per un paio d'ore almeno... anche mezza giornata."
Riempio la mia borsa per la spesa, ma prima che io possa andar via la cassiera mi richiama.
"Senti, me lo spieghi di nuovo, come si fa quest'acqua aromatizzata?"
Io penso Ora le do il bigliettino da visita del blog e le dico di leggere la ricetta... Ma cavoli, non ce l'ho messa, sul blog, la ricetta dell'acqua aromatizzata!
E quindi adesso ce la metto!

Acqua di pesca con basilico e limone



da un'idea di Enrica

Ingredienti:
1 pesca noce (detta anche nettarina: quella senza pelo) piccola, biologica
mezzo limone piccolo, non trattato
2-3 ciuffetti di foglie di basilico fresco
1 litro di acqua frizzante
2 cucchiai di sciroppo d'acero (facoltativo: è buona anche senza)

Preparazione:
Lavate la pesca, il limone e il basilico, poi tagliate il limone a fettine sottili e mettetelo in una caraffa.
Unite la pesca tagliata a fettine sottili, lasciandole la buccia che tingerà l'acqua di un delicato colore rosato.
Aggiungete il basilico spezzettato con le mani.
Riempite la caraffa versando l'acqua pian piano, tappatela e mettetela in frigo per 2 ore almeno, ma anche per mezza giornata o fino al giorno dopo.
Parte dell'effervescenza svanirà, ma ne resterà abbastanza per rendere l'acqua aromatizzata una bevanda gradevolissima.
Servite l'acqua aromatizzata ben fredda, e quando sarà finita... mangiate la frutta! Oppure aggiungete altra acqua... e ricominciate!
Il misto di frutta ed erbe si conserva in frigo per uno-due giorni.


Varianti


Le varianti a questa ricetta sono infinite e dipendono solo dai vostri gusti e dalla vostra fantasia. Vi elenco quelle che ho sperimentato finora, senza dosi precise perché non ho pesato niente!
Ogni tanto aggiungo un po' di sciroppo d'acero per dolcificare, ma in verità non ce n'è bisogno. 

Anguria, anzi cocomero perché qui si chiama così, ciliegie a buccia nera, limone e menta
Tagliate a fettine il limone e il cocomero privato di semi e buccia.
Unite le ciliegie denocciolate e tagliate a metà, la menta fresca spezzettata e l'acqua.
Tenete in frigo fino al giorno dopo e vedrete che bel colore rosa avrà assunto la vostra acqua aromatizzata!
Fiori di sambuco
Questa non l'ho fatta io (averceli, i fiori di sambuco!), ma l'ho bevuta ed era deliziosa!
Cosa serve? Fiori di sambuco!
Fragole, menta e limone
Togliete il picciolo alle fragole e tagliatele a fettine. Unite il limone a fettine e le foglie fresche di menta, coprite con l'acqua e lasciate riposare in frigo per qualche ora almeno.
Cetriolo, zenzero, limone e basilico
Riunite nella caraffa il cetriolo e lo zenzero, sbucciati e tagliati a fettine, il limone affettato e il basilico spezzettato con le mani, coprite con l'acqua e mettete in frigo per qualche ora.
Cocomero, fragole e limone
Eliminate la buccia e i semi del cocomero e il picciolo delle fragole, tagliate tutto a fettine sottili, coprite con l'acqua e mettete in frigo. Rosata e delicatissima!


Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living...

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

... e al contest Un Mondo di benEssere del blog "La Cuocherellona", perché, in fondo, cosa c'è di più salutare, leggero, tonificante, corroborante, rigenerante e vitale dell'acqua fresca in estate? :D

venerdì 24 luglio 2015

Sorbetto alla carota con limoncello e ricordo di vaniglia del Madagascar

"Amore, hai presente quella mezza bottiglia di succo di carota avanzato dal plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi? Mi è venuta un'ideuzza per farlo fuori... un bel sorbetto alla carota con limoncello e ricordo di vaniglia del Madagascar! Eh? Che te ne pare? Ti piace?"
"Veramente non ho ricordi della vaniglia del Madagascar... Però, se me lo fai, mi creo il ricordo!"
"Ma no! Non sei tu che ti devi ricordare della vaniglia del Madagascar! Voglio intendere che userò uno sciroppo fatto con lo zucchero nel quale mesi fa ho seppellito una bacca di vaniglia bourbon proveniente dal Madagascar... della quale ora si percepisce distintamente l'aroma!"

Sorbetto alla carota con limoncello e ricordo di vaniglia del Madagascar



Ingredienti:
150 g di acqua
150 g di zucchero di canna semolato vanigliato
4 cucchiai di limoncello fatto in casa
300 g di succo di carota biologico
2 cucchiaini di farina di semi di carrube (vedi qui - non è indispensabile: io l'ho usata a freddo come blando addensante, data la presenza dell'alcool che abbassa il punto di congelamento del sorbetto; nelle granite rallenta la crescita dei cristalli di ghiaccio)

Preparazione:
Unite acqua e zucchero in un pentolino, ponete su fuoco basso mescolando finché lo zucchero non si è ben sciolto, portate a bollore, lasciate bollire per un paio di minuti, poi togliete dal fuoco e fate raffreddare lo sciroppo.
Unite il limoncello e il succo di carota, mescolate bene e mettete in frigo per almeno 4 ore o anche per tutta la notte.
Quando la miscela sarà ben fredda aggiungete la farina di semi di carrube, mescolate e date una frullata con un frullatore a immersione per eliminare i grumi della farina.
Accendete la gelatiera e versate a filo la miscela.
Lasciate lavorare la macchina finché il sorbetto non sarà ben rappreso (la durata della lavorazione dipende dalla vostra gelatiera: io l'ho lasciata lavorare per circa 30 minuti).
Spegnete la macchina e trasferite il cestello con il sorbetto nel congelatore per un paio d'ore per farlo consolidare, dopodiché servitelo o trasferitelo in una vaschetta per conservarlo.

Fresco, gustoso, delicatamente profumato di limoncello e di vaniglia.
Coloratissimo, allegro, salutare.
Fatto in casa, con tutti gli ingredienti biologici su cui sono riuscita a mettere le mani.
Senza coloranticonservantiemulsionantiaromiartificialiadditivichimici.
E pure senzaglutinesenzalattesenzauova.
La prossima volta il succo di carota lo compro per fare il sorbetto, e con quello che avanza faccio il plumcake!

Questa ricetta partecipa al contest Un Mondo di benEssere del blog "La Cuocherellona"...


I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

martedì 14 luglio 2015

Zuppetta di melanzane e cicerchie con avena, fiori di zucca e erbe di Provenza

Questo post lo dedico a tutti coloro che credono fortemente che il fatto che fuori ci siano più di trenta gradi non è un buon motivo per non mangiare minestre.
A tutti coloro che sono intimamente convinti che in fondo un motivo c'è, se Madre Natura ha disposto che così tante verdure maturassero proprio in estate.
A tutti coloro che, sfidando l'afa e la calura estiva, accendono i fornelli per cucinare verdure di stagione.
A tutti coloro che preparano le minestre estive dopo pranzo per mangiarle a cena, lasciando che raggiungano una temperatura più gradita ai loro corpi sudati.
A tutti coloro che pubblicano minestre estive sui loro blog di cucina, così da essere fonte di ispirazione per tutti coloro che le minestre amano mangiarle in qualsiasi stagione dell'anno!

Preparo spesso questa zuppetta.
Le melanzane, le cicerchie e l'avena sono sempre le protagoniste indiscusse della ricetta, ma ogni volta vario gli odori e le erbe aromatiche, creando nuovi accostamenti in base a quello che mi offrono il giardino e il frigorifero.
La lascio sempre riposare per qualche ora, affinché i sapori si conoscano.
E la mangio come piatto unico e a temperatura ambiente, perché è vero che io sono un'irriducibile delle minestre, ma è pur sempre estate!

Zuppetta di melanzane e cicerchie con avena, fiori di zucca e erbe di Provenza



Ingredienti per una persona:
50 g di cicerchie decorticate *
mezza cipolla
1 foglia di salvia
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
1 peperoncino verde fresco
1 cucchiaino di semi di finocchio
2 melanzane piccole
1-2 cucchiaini di erbe di Provenza secche
30 g di avena
5 fiori di zucca

* vedi qui

Preparazione
Mettete le cicerchie in una pentola, copritele con abbondante acqua fredda, aggiungete metà della cipolla e la foglia di salvia e cuocetele per circa 30 minuti (sulla confezione c'era scritto che cuociono in 20 minuti, invece c'è voluta quasi un'ora!).
Nel frattempo lavate e sbucciate le melanzane e tagliatele a dadini molto piccoli.
In un'altra pentola scaldate l'olio con i semi di finocchio, il resto della cipolla tritata e il peperoncino verde tritato.
Fate appassire la cipolla, poi unite le melanzane e cuocete per circa 10 minuti mescolando continuamente.
Unite le cicerchie semicotte e coprite con acqua calda in quantità sufficiente a terminarne la cottura.
Aggiungete le erbe di Provenza e lasciate cuocere.
Quando le cicerchie saranno morbide unite l'avena e portatela a cottura (la mia, precotta, cuoce in 10 minuti: regolatevi con la cottura secondo le indicazioni riportate sulla confezione).
Fate cuocere la zuppetta fino a renderla densa, mescolando di tanto in tanto per non farla attaccare al fondo della pentola.
Mondate i fiori di zucca e divideteli in filetti.
Quando la zuppetta sarà pronta, toglietela dal fuoco e unitevi i filetti di fiori di zucca, mescolate e lasciate riposare il tutto per qualche ora prima di servirla mangiarla.


martedì 7 luglio 2015

Sky Wine 2015 Cori... e la ricetta dei bastoncini mandorlati al Nero Buono

Aho', siete tornati mo dall'Umbria e già aripartite? State a gira' peggio de 'na carta falsa!
Eheheh... in effetti il lettore che commenta sempre dal fondo non ha tutti i torti!
Eravamo appena tornati dal nostro primo blog tour in Umbria alla scoperta di vini e cantine appartenenti alla Strada dei Vini del Cantico, che era già ora di prepararci a ripartire... alla scoperta di altri vini e di altre cantine!
L'occasione era però particolarmente ghiotta, e per noi imperdibile: Sky Wine 2015, manifestazione itinerante dedicata al mondo del vino e in particolare alle tipicità del territorio pontino, con degustazioni enogastronomiche e cooking show incorniciati da luoghi storici e suggestivi dell'antica cittadina di Cori, che adagiata sui Monti Lepini si affaccia sull'Agro Pontino, tra vigneti e oliveti...


Così, quando l'associazione Burro&Bollicine, partner dell'evento, ci ha proposto di partecipare come blogger, abbiamo preparato il nostro quaderno di appunti e la nostra macchina fotografica e siamo partiti alla volta di Cori... al solo scopo, s'intende, di compiere uno studio scientifico delle tipicità locali per poter poi stendere una precisa relazione scientifica ad esclusivo vantaggio dei nostri venticinque cinquanta lettori!


E per iniziare nel migliore dei modi il nostro personalissimo percorso conoscitivo dedicato al vino, arrivati a Cori decidiamo di partire da un'interessante degustazione guidata di birra artigianale (embè? l'ho detto, no, che il nostro è stato un percorso personalissimo!). Accompagnati da Riccardo dell'Associazione Degustatori Birra Latina, assaggiamo due birre prodotte dal Birrificio Tolerium di Valmontone, in provincia di Roma, la Quinta Stagione e la Statale 6: ne osserviamo il cappello di schiuma, ne consideriamo il colore, le facciamo roteare brevemente nel bicchiere, ne studiamo gli aromi e i sentori, prima al naso e infine al palato... proprio come si fa per il vino!


Usciamo dal locale dedicato alla degustazione della birra con due bottiglie tra le mani e ci immergiamo nel vino... metaforicamente!
Il percorso organizzato per Sky Wine si articola attraverso quattro punti di degustazione dislocati in vari luoghi del centro storico, tra antiche chiese, palazzi, piazze e resti di civiltà passate. Gli espositori presenti sono decine, primi fra tutti i rappresentanti delle aziende vitivinicole della provincia di Latina, seguiti da altri provenienti dal Lazio e da altre regioni d'Italia. Cantine di altissimo livello presentano vini più o meno noti al pubblico, ma non vediamo solo vino, a Sky Wine: olio extravergine d'oliva, miele, distillati e liquori, zafferano, dolci, cioccolato, formaggi e salumi accompagnano i vini in esposizione, realizzando in svariati casi originali e felicissimi abbinamenti.
Calice e borsetta al collo, ci spostiamo da un punto di degustazione all'altro camminando tra vicoli acciottolati affollati di persone.


Nel cortile del cinquecentesco Palazzo Riozzi la Compagnia Rinascimentale Tres Lusores mette in scena musiche e danze del Rinascimento italiano davanti a un pubblico eterogeneo che sale e scende le strette scale del palazzo sorseggiando vino. Da Palazzo Riozzi all'Oratorio di Santa Maria della Pietà, dal vecchio Frantoio all'antica chiesa di Sant'Oliva, è tutto un pullulare di appassionati e curiosi che animano vociando le vie della cittadina seguendo il percorso di degustazione.


A un tratto ci arriva una soffiata: A Sant'Oliva ci sono tutti i dolci, i passiti e i liquori!
Sant'Oliva si trova a Cori monte, la zona più alta della città. Noi ci troviamo a Cori valle, molto più in basso, ma la notizia ci mette le ali ai piedi, soprattutto a qualcuno di noi a cui vanno particolarmente a genio dolci e affini! Trascorriamo una piacevole mezzora pascolando all'interno del punto di degustazione, tra ciambelle, crostatine alle visciole, biscotti allo zafferano, cioccolatini, ambrati vini passiti, sciroppi e ratafià... finché non sentiamo una voce gridare all'esterno Stanno arrivando gli sbandieratori! Uscite! Uscite!
Già, gli sbandieratori...! Gli Sbandieratori dei Rioni di Cori sono popolarissimi in Palude per animare con le loro evoluzioni innumerevoli manifestazioni. E nonostante li abbiamo visti esibirsi decine e decine di volte, a qualcuno di noi vengono i brividi al sentire gli squilli delle trombe che precedono il loro arrivo, al vederli sfilare nei loro eleganti costumi colorati e ad assistere agli abili lanci delle loro bandiere, ritmati al rombo dei tamburi...


Lasciamo Sant'Oliva con una bottiglia di un vino che ha particolarmente ispirato l'umanista che si nasconde in qualcuno di noi: l'Hibernum, un vino da dessert o da aperitivo aromatizzato con spezie e altri ingredienti naturali, secondo una ricetta del Medioevo fiorentino... e quel qualcuno sta già pensando a cosa realizzare con il nuovo acquisto!
Torniamo a Cori monte e  proseguiamo la nostra immersione nei vini italiani, scoprendo piccole perle come l'Aprìcor dell'azienda agricola biologica Donato Giangirolami di Borgo Montello, nei pressi di Latina: una Malvasia Puntinata passita che manda in estasi il già citato qualcuno amante dei dolci e dei vini passiti...


Scopriamo anche la realtà della cooperativa sociale Il Gabbiano, che dal 2003 cura e gestisce il fondo agricolo di Piano Rosso nel comune di Cisterna di Latina, confiscato alla criminalità organizzata nel 1998, bonificato e recuperato come vigneto a partire dal 2005. Nel 2007 Il Gabbiano inizia la commercializzazione del Campo Libero, IGT Bianco Lazio da uve Trebbiano, un sorso del quale provoca nell'altro di noi un moto di intensa commozione al percepire in esso un richiamo di elicriso: "Non riesco a crederci! L'elicriso! L'elicriso che cresce al paese dei miei genitori... il profumo della mia infanzia!", ripete entusiasta al sorpreso addetto della cooperativa che ce lo propone in assaggio. E mentre quel qualcuno si entusiasma per il vino, qualcun altro si porta a casa per ricordo un vasetto di miele millefiori!


Il nostro percorso enologico personale, snodandosi attraverso l'Italia delle cantine presenti, approda nelle Langhe piemontesi rappresentate a Sky Wine dall'azienda agricola di Mauro Abrigo. Lì, alla presenza augusta e gioviale dei rossi vitigni Nebbiolo, Dolcetto, Barbera e Freisa, tra grappe e nocciole, trascorriamo momenti felici fatti di assaggi e amabilmente disturbando conversando con i due simpatici e pazienti titolari dello stand. E lì il solito qualcuno amante dei dolci e dei vini passiti si innamora della grappa alla camomilla... Che dire... il mondo è bello perché è vario!
E arriva anche il momento di uscire dal vortice delle degustazioni di vino e di affrettarci verso piazza Mattei, perché stanno per iniziare i cooking show presentati da Burro&Bollicine e curati dagli chef dei ristoranti di Cori, che davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta cucineranno e offriranno in degustazione alcuni piatti tipici della tradizione locale accompagnati dai vini selezionati da un esperto sommelier.


Prendiamo posto in prima fila per assistere ai cooking show che abbiamo scelto e iniziamo il nostro personalissimo percorso gastronomico. Davanti ai nostri occhi attenti e all'obiettivo della nostra macchina fotografica vengono preparati la Minestra col pane sotto, il Brasato di manzo al Nero Buono, il Baccalà scottato con vellutata di ceci, cipolle  caramellate e maionese di olive nere, il Risotto allo zafferano di Cori, il Risotto ai carciofi con guanciale piccante, gli Gnocchetti sardi alla gricia e la Pizza fritta con ricotta di pecora e salame al Nero Buono.

Brasato di manzo al Nero Buono

Qualcuno che non ha mai amato il baccalà rimane stregato dal piatto di Marco Morico, chef presso il ristorante Cincinnato: la lenta cottura del baccalà in acqua e vino bianco ha reso il pesce morbidissimo, quasi cremoso, e le preparazioni che accompagnano il pesce (crema di ceci, pomodorini appassiti, cipolle caramellate e maionese di olive itrane) compongono insieme al baccalà un piatto gradevolissimo e indimenticabile.

Baccalà scottato con vellutata di ceci, cipolle caramellate e maionese di olive nere

Come resta indimenticabile lo street food a base di pizza fritta preparato a tarda sera da Raffaele Pignataro e dallo staff di Burro&Bollicine! Preparata con lievito naturale, maturata per settantadue ore nel frigorifero di Raffaele (che deve essere enorme, a giudicare dalla quantità galattica di impasto che ha portato a Cori per poter distribuire pizza fritta a tutta la piazza!), farcita con l'ottima ricotta di pecora prodotta a Cori dall'azienda di Costantino Giordani e con lo specialissimo salame al Nero Buono di Cori dell'azienda Le Bontà, fritta sul palco, servita caldissima e spazzolata in pochi secondi da tutti gli astanti!

Risotto allo zafferano di Cori

Aho', certo che siete proprio speSciali voi due... siete stati capaSci de usci' da 'n evento dedicato ar vino co' du' bire, 'n barattolo de miele, 'na grappa a'a camomilla e 'n vino der medioevo... e senza manco 'na bottija de vino normale!
E come dargli torto, al lettore che commenta dal fondo!
Ma lo abbiamo detto subito, no?, che abbiamo seguito un nostro percorso personalissimo! :D

E mica ho finito, che c'ho da di' pure 'n'artra cosa... Ve ne siete annati in Umbria a magna' e beve senza di' gnente a nessuno, e poi ve ne siete annati a magna' e beve a Cori e a noi ce lo state a di' mo che è finito tutto! Nun se fa così co' l'amici!
Eh no, caro lettore, stavolta ti sbagli, perché Sky Wine non è finito affatto! Infatti è stato riconosciuto come manifestazione collegata ad Expo Milano 2015 e tornerà in un'edizione speciale a Sermoneta, prezioso borgo medievale in provincia di Latina, il 29 e il 30 agosto 2015, proponendo un percorso storico ed enogastronomico perché stavolta insieme al vino sarà protagonista il cibo quale altra tipicità del territorio pontino... per cui, caro lettore e cari venticinque cinquanta lettori, mo c' 'o sapete, vedete che dovete fa'!


Bastoncini mandorlati al Nero Buono di Cori



Quando si nomina Cori, a qualcuno di noi vengono subito in mente i bastoncini mandorlati.
Che tutti pensano che siano un prodotto tipico, e invece no.
O meglio, lo sono, però non lo sono.
Chiaro, no? ;o)


Curiosa la storia della non-tipicità di questo prodotto non-tipico, che noi ci siamo fatti raccontare per voi. I bastoncini mandorlati non erano mai esistiti, né a Cori né altrove, finché il Biscottificio Alessi di Cori non ha elaborato la ricetta di questi biscotti, tanto semplici quanto gustosi, impastati con olio e vino, aromatizzati con l'anice e arricchiti con mandorle e nocciole tritate.
Il qualcuno di noi che sbava al solo sentirli nominare ha provato, in passato, a cercarne la ricetta in rete, imbattendosi in una ricetta che ha condotto a esiti che per essere buoni lo erano, ma non erano i bastoncini mandorlati di Cori... Finché un giorno non è stato colpito (anzi, colpita, ché tanto avete capito chi è 'sto qualcuno!) da questa ricetta... E, cum gaudio magno, i bastoncini mandorlati di Cori furono!


Potevamo noi dar vita ai nostri bastoncini mandorlati di Cori senza usare un buon vino rosso di Cori, per l'appunto?
Certo che no!
E allora, ecco la ricetta di Gaudio e Magno dei bastoncini mandorlati al Nero Buono di Cori!


Ingredienti:
40 g di nocciole
40 g di mandorle pelate
250 g di farina 00
250 g di farina 0
3 g di cacao amaro in polvere
4 g di lievito istantaneo
165 g di zucchero di canna semolato, più 5-6 cucchiai per la finitura
8 g di semi di anice
1 pizzico di sale
165 g di Nero Buono (in mancanza, un altro vino rosso corposo)
125 g di olio extravergine d'oliva
8 g di sambuca

Preparazione:
Tostate le mandorle e le nocciole in forno preriscaldato a 150° per 10 minuti. Se le nocciole hanno la pellicina, avvolgetele ancora calde in un canovaccio e sfregatele le une contro le altre fino a eliminare buona parte delle pellicine.
Fate raffreddare, poi tritate grossolanamente al coltello sia le nocciole che le mandorle e mettetele da parte.
Nella ciotola della planetaria riunite le farine, il cacao e il lievito setacciati.
Unite lo zucchero, i semi di anice e il sale e mescolate accuratamente il tutto con una frusta a mano.
In un contenitore alto e stretto riunite il Nero Buono, l'olio e la sambuca e mescolateli con una frusta elettrica. Avviate la planetaria con la foglia a velocità minima e versate a filo il composto di vino, olio e sambuca.
Quando l'impasto comincia a prendere corpo aggiungete un po' per volta la frutta secca tritata e lasciate che si amalgami al resto, dopodiché trasferite il composto su un piano di lavoro e lavoratelo brevemente a mano fino a ottenere un composto sodo e omogeneo, che lascerete riposare coperto con una ciotola per 20-30 minuti.
Staccate dei pezzetti dall'impasto e formate dei bastoncini spessi quanto il dito mignolo della mano e lunghi 10 cm (alcuni li abbiamo fatti più corti, ma la lunghezza giusta è 10 cm).
Man mano che formate i bastoncini, rotolateli nello zucchero semolato messo da parte e disponeteli sulla leccarda del forno ricoperta di carta da forno. Con questa dose di impasto noi abbiamo riempito tre teglie rotonde oltre alla leccarda del forno, quindi abbiamo cotto i bastoncini mandorlati su due livelli. In questo caso, infornate i bastoncini in forno ventilato e preriscaldato a 175° per 25 minuti, poi aprite lo sportello del forno lasciando uno spiraglio e proseguite per altri 5 minuti.
Sfornate e fingete di aspettare che siano freddi prima di assaggiarne uno... due... tre... quattro... cinque..., poi fate in modo che qualcuno ve li porti via e li riponga in una scatola di latta ben chiusa, dove si conserveranno... ahahah!!


Ottimi sgranocchiati da soli.
Ottimi inzuppati in un bicchierino di vino passito freddo.
Ottimi perfino inzuppati nel tè.
Ma la vera morte loro è finire così, annegati in un calice di quello stesso vino che ha dato loro la vita!

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