domenica 30 marzo 2014

Muffin alla quinoa

"Amore! Ho scoperto la pagina Facebook di Martha Stewart!"
"Mio Dio! Mo vedi che devi fa'!"

Il nome di Martha Stewart è uno di quelli da non nominare invano.
In casa nostra evoca immagini di torte monumentali, enormi e burrose.
Ma anche esteticamente bellissime e tecnicamente interessanti.
E' per questo che, pochi giorni fa, vedendo un post condiviso da qualcuno su Facebook, sono andata a curiosare nella pagina Facebook di Martha Stewart.
Devo ammettere che della signora Stewart conoscevo solo le torte.
Guardate, desiderate, sognate, ma mai rifatte, perché sconcertata dalla quantità impressionante (per me!) di burro usata per quelle torte.
Sono rimasta così sorpresa e incredula davanti alla ricetta del cavolo arrosto.
Adesso devo assolutamente mettere le mani su un cavolo!
Dalla pagina Facebook al sito internet.
E davanti ai miei occhi si apre un mondo di ricette di verdure e frutta, divise a seconda delle stagioni, di consigli per chi cucina, con foto e video... c'è perfino un tutorial che mostra come misurare la farina con le famigerate cup americane!
Una rivelazione!
Una folgorazione!
Una conversione!

All'improvviso, dal mare magno delle ricette di santa... ehm... Martha, spunta una ricetta particolarmente interessante.
Muffin con la quinoa.
La quinoa nei muffin?
E' una marthata!
Devo saperne di più!
Scorro l'elenco degli ingredienti, cercando ansiosamente la parola butter.
Leggo quinoa, olio, farina, zucchero, lievito, sale, uvetta, latte, uova, vaniglia...
Caspiterina, niente burro!
Solo olio, e in quantità accettabile!
Sarà mica... un miracolo??
Faccio mente locale sulla dispensa di casa...
Aricaspiterina, ho già tutti gli ingredienti!
Questo è un segno!


Sulla via di casa non corro, volo.
Di corsa, preparare la cena!
Di corsa, cenare e pulire la cucina!
Subito subito, lessare la quinoa!
Dosare gli ingredienti! E ricordarsi di annotare il peso in grammi, ché d'accordo santa Martha, ma è pur sempre americana!
Squagliar... ehm, preparare il dark brown sugar!
Quinoa cotta!
Le istruzioni di Martha per la cottura della quinoa, che ho seguito (manco a dirlo!) religiosamente, sono a dir poco perfette. La quinoa è risultata sgranata, asciutta e morbida ma non sfatta, anzi con una nota al dente che l'ha resa gustosissima nei muffin.
E i muffin... paradisiaci!

E dopo questo estatico racconto...

Dal vangelo secondo Martha Stewart:

Muffin alla quinoa




Ingredienti per 12 muffin
Solidi
180 g di quinoa
220 g di acqua
80 g di uvetta
300 g di farina
150 g di dark brown sugar (potete farvelo a casa con 125 g di zucchero semolato e 30 g di melassa *), oppure zucchero di canna integrale tipo panela o mascovado
2 cucchiaini di lievito per dolci
un cucchiaino di sale
Liquidi
60 ml di olio
120 ml di latte
un uovo
un cucchiaino di estratto di vaniglia liquido (o una bustina di vanillina da aggiungere agli ingredienti solidi)

Preparazione
Sciacquate e scolate la quinoa e ponetela in una pentola dal fondo spesso insieme all'acqua. Portate a bollore, poi coprite e lasciate sobbollire per 11-13 minuti, fino a quando tutta l'acqua sarà stata assorbita e la quinoa sarà morbida. Allargate la quinoa in un piatto e fatela raffreddare.
Nel frattempo fate rinvenire l'uvetta coprendola di acqua tiepida. Scolatela, strizzatela, tamponatela con carta da cucina e infarinatela, scuotendo via l'eccesso di farina.
In una ciotola ampia mescolate la farina, lo zucchero *, il lievito, il sale, l'uvetta e 300 g di quinoa cotta (con quella che avanza fate qualcos'altro... parola di Martha!).
In un'altra ciotola unite l'olio, il latte, l'uovo e la vaniglia, mescolando con una frusta.
Versate gli ingredienti liquidi nella ciotola degli ingredienti solidi e mescolate brevemente con un cucchiaio, fino ad amalgamare appena gli ingredienti. L'impasto deve rimanere piuttosto grossolano e poco omogeneo (solo in questo modo i muffin verranno morbidi!).
Versate l'impasto negli stampini (imburrati e infarinati se non sono di silicone) e infornate in forno statico preriscaldato a 170° per 20-25 minuti o finché uno stuzzicadenti inserito nel centro non uscirà fuori pulito.
Sformate i muffin dopo 5 minuti (aspettate più a lungo se usate stampini di silicone) e poneteli a raffreddare su una gratella.

* Per preparare il dark brown sugar, scaldate leggermente la melassa in un padellino e mescolatela appena con lo zucchero semolato usando un cucchiaio di legno, poi versate il tutto in una ciotola e continuate a mescolare finché tutto lo zucchero sarà impregnato di melassa. Deve diventare marrone e assumere l'aspetto della sabbia umida.
NON mescolate zucchero e melassa sul fuoco o nel padellino, altrimenti lo zucchero si scalderà e tenderà a sciogliersi formando una crema!
Se PUTA CASO (ma proprio PUTA CASO, eh!) succede che lo zucchero si scalda e diventa cremoso, unitevi il latte poco per volta e mescolate fino a scioglierlo, poi versate la miscela nella ciotola dei liquidi.

Vedete quanto tengo ai miei venticinque lettori... ho perfino immaginato un tale caso per prevenire eventuali difficoltà! :D


Qui il verbo originale! E per restare in tema, me ne sono venuti tredici anziché dodici... la moltiplicazione dei muffin!!! :D :D :D

giovedì 27 marzo 2014

Torta di mele al rosmarino e miele d'arancio

8 marzo 2014, ore 23:45.
Buio, silenzio e il tepore della trapunta.
Sto per scivolare nel sonno.
Ma prima lancio la bomba.
"Amore, domani è la mia festa."
Non risponde.
Ma non sta dormendo.
Sta cercando la risposta giusta.
Perché lo sa che, se sbaglia, saranno guai.
"Quale festa?"
Risposta sbagliata.
"Ma come, quale festa?!"
Nel silenzio perfetto della stanza riesco a sentire il ronzio del neurone maschile destato di soprassalto mentre scorre frenetico il proprio calendario mentale alla ricerca disperata di una data che combaci con una di quelle che compaiono nel lunghissimo elenco di ricorrenze e anniversari di ogni genere con cui ogni donna punteggia la propria esistenza nell'arco di un anno. Elenco il più delle volte noto, bisogna riconoscerlo, solo a lei.
Suda freddo, mentre il neurone gira a vuoto.
"Ti prego, dammi almeno un indizio..."
"Ma come, un indizio!"
"Per favore!"
"Domani è il mio onomastico!"

Eh sì, perché io l'onomastico lo festeggio.
Il 9 marzo, non il 4 ottobre.
Perché se è vero che non mi chiamo esattamente Francesca Romana, è pur vero che non mi chiamo neanche Francesco!

"Ma guarda che strano... sul nostro calendario al 9 marzo non c'è scritto santa Francesca Romana... C'è scritto san Domenico Savio..."
"San Domenico Savio? Oggi è san Domenico Savio? Ma allora è il mio onomastico, non il tuo!"
"Certo che è il mio! Lo è da sempre! Questo è l'unico calendario che riporta san Domenico Savio invece di santa Francesca Romana!"
Sghignazza.
"Magari perché oggi è san Domenico Savio, non santa Francesca Romana... e tu per anni mi hai turlupinato con la storia della tua festa, mentre in realtà è la mia!... Quindi ora sono io che ho diritto al regalo... e alla torta!"

Una veloce ricerca su Internet chiarisce che il 9 marzo è il giorno sia di santa Francesca Romana che di san Domenico Savio.
Con buona pace di entrambi.
E adesso anche lui ha il suo onomastico da festeggiare... e una data in più da ricordare!

A tutti coloro che mi faranno gli auguri il 4 ottobre dirò grazie dal profondo del cuore per il pensiero.
A tutti coloro che me li hanno fatti il 9 marzo offro anche una fetta di torta!
Strepitosamente e sorprendentemente buona.
I sapori si distinguono senza che nessuno prevalga sugli altri.
Il profumo di questa umida golosità mi ha riempito la casa e scaldato il cuore.
Così come condividerla col mio gemello di onomastico! ;o)

Torta di mele al rosmarino e miele d'arancio



Ingredienti per uno stampo (in silicone) da 20 cm
20 g di foglie giovani di rosmarino
150 ml di latte
2 mele renette
succo e buccia grattugiata di un'arancia non trattata
150 g di miele di fiori d'arancio
2 uova
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
200 g di farina 00
1 cucchiaino di cannella
mezza bustina di lievito per dolci

Preparazione
Tritate al coltello le foglie di rosmarino lavate e asciugate e aggiungetele al latte in un pentolino che possa andare a bagnomaria.
Mettete il coperchio e scaldate il latte fino quasi a bollore per circa 10 minuti, poi togliete il pentolino dall'acqua e lasciate raffreddare senza togliere il coperchio.
Nel frattempo sbucciate le mele e tagliatele in 8 spicchi, poi affettate ogni spicchio dal lato corto in fettine non troppo sottili.
Grattugiate la buccia dell'arancia e tenetela da parte.
Spremete il succo e versatelo sulle mele, mescolate e tenete da parte, mescolando di tanto in tanto mentre procedete con il lavoro.
Sciogliete il miele a fuoco basso, versatelo in una ciotola capiente e lasciatelo raffreddare.
Unite le uova e battete con le fruste elettriche finché il composto sarà chiaro e spumoso.
Aggiungete la buccia d'arancia e l'olio e sbattete ancora.
Unite metà della farina mescolata alla cannella e al lievito e di seguito metà del latte, raffreddato e filtrato.
Aggiungete il resto della farina e latte quanto basta per rendere il composto cremoso e morbido ma non liquido (potrebbe non servire tutto: io ne ho usati 100 ml circa).
Unite le mele scolate dal succo d'arancia e 2 cucchiaini di foglie di rosmarino, scolate dal latte.
Amalgamate delicatamente con una spatola e versate nello stampo (imburrato e infarinato se non è in silicone) posizionato sulla leccarda del forno o su un'altra teglia, per comodità.
Infornate in forno caldo a 160° per circa 50 minuti. Dopo 40 minuti, comunque, controllate la cottura con uno stuzzicadenti: i forni non sono tutti uguali, e nemmeno gli stampi!
A cottura ultimata sfornate e dopo 10 minuti appoggiate lo stampo su una gratella. Lasciate raffreddare la torta nello stampo quasi del tutto prima di sformarla.
Se lo stampo non è in silicone, sformatela dopo 5 minuti e lasciatela raffreddare su una gratella.
Servite spolverizzata di zucchero a velo e accompagnata da una tazza di tè!

Per la cronaca: il marito non solo mi ha usurpato l'onomastico, ma si è mangiato più torta di me! :D

La torta di mele è la prima torta che ho imparato a fare.
La ricetta base è di mia madre. L'ho ripetuta tale e quale per anni.
Poi ho cominciato ad apportare modifiche, sperimentare varianti, creare personalizzazioni.
Fino ad arrivare a questa versione, l'ultima delle mie sperimentazioni.
Per ora!!!

Con questa ricetta partecipo al contest di Cucina Scacciapensieri Il mio piatto forte.

lunedì 24 marzo 2014

#panepizza ver 2.0 e... pizza al 100% farro

seeeee ma che stai a dì? ma che te stai a inventà? Mica sei su facebook o su twetter che usi l'hashtag!!!! eheeeee e che è sto hashetagge....calma calma ora mi spiego meglio.

Allora a lei e mi dice: " Amò... (non mi dice mai così ma fa tanto "GGGGessica e Ivano") visto che ha fatto lo ZioPiero? Il pane al pomodoro con il rosmarino dentro"
io: "interesante... pane al rosmarino... pizza... panepizza... ma si dai proviamoci panepizza al rosmarino". Ricordate vero che ho già fatto il panepizza... questo diventa la versione 2.0, ovvio no?

Vediamo un po' che ingredienti ho usato....
Ingredienti:
350 g di farina manitoba
150 g di farina 0
350 g di acqua fredda (io ne ho messo in frigo 500 ml la sera prima)
30/40 g di foglie di rosmarino
3     g di lievito di birra fresco(circa 1/8 di cubetto di lievito di birra fresco da 25g)
25   g  di olio extra vergine di oliva
10   g  di sale da diluire in 20 g di acqua

Prepariamo l'impasto
Le istruzioni dello Ziopiero le trovate qui ma le ripeto visto che ho fatto una variante.


(click per Ingrandire)

  1. Setacciate le farine e mettetele in una ciotola bella capiente.
  2. Fate una fossetta al centro e versatevi i 350 g di acqua fredda in cui avete fatto scioglietevi il lievito
  3. Con una forchetta fate scendere un po' di farina nell'acqua e mescolate fino a formare una pastella liquida.
  4. Coprite e lasciate riposare per 40 minuti.
  5. Inserite le foglioline di rosmarino tritate nella pastella.
  6.  Inserite i 20 g di acqua con i 10 g di sale (Aggiornamento: avevo scritto 910g ma Silvia del condominio  se ne è accorta....meno male grazie Silviaaaa) diluito e mescolare la restante farina con la pastella. 
  7. Incorporate  l'olio.
  8. A questo punto coprite e fate riposare il tutto per 15'. 
  9. Sempre con il semimpasto in ciotola prendete un'estremità dal bordo e piegatela verso il centro. Ripetete questa operazione della piega una dozzina di volte. 
  10. Fate riposare il tutto 10 minuti circa, avendo cura di coprire l'impasto. 
  11. Ripetete la dozzina di pieghe per altre due volte, sempre facendo riposare l'impasto per 10 minuti circa 
  12. Alla fine trasferite l'impasto in un contenitore più piccolo e a chiusura ermetica, precedentemente unto d'olio. (io ho usato la stessa ciotola dell'impasto, l'ho sollevato e ho unto il ciotolone) 
  13. Chiudete, aspettate 30 minuti e mettere in frigo l'impasto sul ripiano più basso per circa 20 ore. 
(click per Ingrandire)

Cuociamo la pizza in teglia
  1. Togliete dal frigo l'impasto circa 3 ore prima della cottura e attendere 2 ore. 
  2. Spolverate il piano di lavoro con un po' di semola rimacinata di grano duro e rovesciate l'impasto.
  3. Fate una  piega a tre e fate riposare l'impasto per 15 minuti. 
  4. Quindi picchiettare e girare l'impasto un paio di volte come potete vedere nel video che trovate qua (la ricetta originale è di Silvia). 
  5. Stendete l'impasto su una teglia di ferro e date un giro d'olio sul panepizza. 
  6. Infornate la teglia al massimo della temperatura sul piano basso del forno 
  7. Dopo 10-12 minuti portate la teglia al primo piano del forno fino a cottura ultimata


(click per ingrandire)



(click per ingrandire)
Vabbè ma hai detto anche pizza al farro.... dai sù, un momento che ora vi dico tutto. Qualche tempo fa Cristina mi fa... ma l'hai mai fatta una pizza con la farina di farro?

Ehmmm.... mumble... no.

Poi la moglie mi dice, andiamo a mangiare la pizza a quella pizzeria, sai quella che dicevi di volerci andare...Ma si dai andiamo. E li sorpresa trovo nel menù pizza di farro e pizza al Kamut.... wowww. Gli dico beh, prendiamo una kamut e un farro e dividiamo a metà così le assaggiamo entrambe.

E' mai possibile che io non la posso fare? Eppoi... ma che l'oramai Bonci nazional popolare non avrà fatto una pizza al farro? Eddai su... google... bonci pizza farro.... accidenti quanti risultati c'è pure un video dalla Prova del cuoco (oltre che al suo locale pare che sta li). Ecco la ricetta.



Ingredienti:
500 g di farina di farro (lui usa la Molino Marino "abburattata"... )
325 g di acqua fredda (io ne ho messo in frigo 500 ml la sera prima)
12,5 g di lievito di birra fresco (io ho usato 1/4 di cubetto da 25 g)
10   g  di sale da diluire in 20 g di acqua


Prepariamo l'impasto

  1. Mettete la farina in una ciotola e versatevi la metà dei 325 g di acqua in cui avete fatto sciogliere il lievito.
  2. Aggiungete i 10 g di sale e con una forchetta mescolate incorporando l'acqua e la farina. 
  3. Continuate ad aggiungere la parte rimanente di acqua e a mescolare. 
  4. Spolverate con semola rimacinata di grano duro la spianatora e versatevi sopra l'impasto. 
  5. Fate le pieghe come suggerisce Bonci (qui trovate il video della puntata de La prova del cuoco).
  6. Oliate il fondo di una ciotola e metteteci il vostro impasto. Coprire con la pellicola e lasciate lievitare per circa 8-10 ore


Cuociamo la pizza in teglia

  1. Spolverate il piano di lavoro con un po' di semola rimacinata di grano duro e rovesciate l'impasto. 
  2. Quindi picchiettare e girare l'impasto un paio di volte come potete vedere nel video che trovate qua. 
  3. Stendete l'impasto su una teglia di ferro e metteteci sopra il vostro condimento. Io ci ho messo pomodoro a pezzettoni e funghi tagliati a lamelle.
  4. Infornate la teglia al massimo della temperatura sul piano basso del forno 
  5. Dopo 10-12 minuti portate la teglia al primo piano del forno fino a cottura ultimata. 
  6. Poco prima di servirla spolverate la pizza di mozzarella a dadini piccoli e rinfornate per far sciogliere la mozzarella.

L'altra teglia che ho fatto è con funghi trifolati e salsiccia.....

A questo punto....aspetto i compari a cena... e buon appetito!!!!!

giovedì 20 marzo 2014

Mommy's style chicken soup, ovvero La zuppa di pollo di Mommy

Settembre 2011, aeroporto di Wilmington, North Carolina, Stati Uniti d'America.
Percorro il corridoio che porta alla zona degli arrivi.
Il cuore mi batte forte, e stringo la mano del marito.
L'unico aeroporto, tra quelli visti finora, dove l'area per il ritiro dei bagagli si trova dopo la zona degli arrivi.
Così non mi aspetto che subito dopo la curva a gomito del corridoio ci sia l'uscita.
E le persone in attesa.
Una donna con i riccioli grigi mi osserva. Il marito, un omone alle sue spalle.
Viene verso di me sorridendo, gli occhi che le brillano.
La voce rivela l'emozione. "Oh, Francesca!"
Un attimo dopo il suo abbraccio mi avvolge.
Si scosta da me solo per osservarmi.
Come se fosse la prima volta.
Ed è la prima volta.
La prima volta che ci tocchiamo.
La prima volta che ci guardiamo negli occhi.
La prima volta che i nostri visi non sono mascherati da un monitor.
La prima volta che le nostre voci non sono deformate da microfoni e altoparlanti.
La prima volta che ci scambiamo parole senza digitarle su una tastiera.

In macchina verso casa siede con me sul sedile posteriore.
Mi prende la mano e la tiene stretta tra le sue.
Fino alla fine della serata non la lascerà più.
Ride, e piange.

Lei è Mimi per tutti.
Per noi è Mommy.
E suo marito è Papa per tutti. E anche per noi.
Che poi Papa significhi nonno, poco importa. Anche lei lo chiama così!

La mattina seguente ci svegliamo in casa sua.
La colazione, un tripudio di americanate.
Poi usciamo per un giretto nei dintorni.
Ma prima mette su la cena.
Cipolla, aglio, peperoncino, carote, funghi, petti di pollo surgelati, crema di pollo, olio d'oliva (eh sì, lo usa anche lei!), per una classica zuppa americana.
Tutto insieme, in una strana pentola ovale.
E' una slow cooker, mi spiega.
Una pentola elettrica che cuoce a bassa temperatura per molte ore.
Al mattino metti tutti gli ingredienti dentro e te ne vai a lavorare.
Quando rincasi la sera la cena è pronta.
Anch'io la voglio!, dico. Come sempre!
Me la vuole regalare. Peccato che in Italia non funzionerebbe.

Quando arriva la sera, una zuppa calda è proprio ciò che desidero.
Ci sono solo diciotto gradi ed ho un po' freddo.
Solo che è estate e fuori i gradi sono il doppio.
Ma siamo in America e qui tutto è grande... anche i bocchettoni dell'aria condizionata!

Mommy se n'è andata quasi due anni fa.
Mi restano tanti ricordi di lei.
Il suo sorriso, le chiacchierate, le risate, le confidenze, le discussioni sui vari aspetti della nostra vita.
La sua casa, i vicini, gli amici, la famiglia. I suoi nipotini.
Il suo coraggio, la forza e la determinazione nel convivere ogni giorno con la malattia.
E la stanchezza della propria condizione, la debolezza e l'umana fragilità che ha condiviso con me.
Tanti bei momenti vissuti in quei quindici giorni trascorsi in casa sua, come parte della sua famiglia. My Italian kids, ci chiamava. I miei ragazzi italiani.
Il viaggio in auto a Richmond, cinque ore su una statale americana con gli occhi spalancati a guardare fuori dal finestrino e le mani che stringono una small cup di Chai Tea Latte comprato da Starbucks lungo la strada.
La seduta per due dal parrucchiere, lei che mi guarda compiaciuta e io che inorridisco alla vista della mia chioma trasformata in una nuvola di zucchero filato.
Gli strozzapreti preparati nella sua cucina, con Papa che aiuta a formarli con le mani.
La pizza fatta in casa e sfornata appena in tempo per il fischio d'inizio della partita di football.
Il mio piccolo cheesecake alla Nutella cotto nel suo forno enorme.
E la ricetta della zuppa di pollo.
Che non serve a farmi sentire meno la sua mancanza.
Ma è una ricetta di famiglia.
Ed è calda e confortante, come lo era lei.

La zuppa di pollo di Mommy



Ingredienti per due persone
mezza cipolla piccola
uno spicchio d'aglio (tritato, oppure intero da togliere in seguito)
peperoncino tritato
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
3 carote grandi
125 g di funghi misti surgelati
mezzo litro di brodo di pollo
300 g di petto di pollo a fette
60 g di pasta mista
parmigiano grattugiato

Preparazione
Tritate la cipolla e fatela appassire in una pentola con l'olio, il peperoncino e l'aglio.
Aggiungete le carote pelate e affettate sottili e fatele cuocere per circa cinque minuti.
Unite i funghi ancora congelati. Alzate la fiamma per far asciugare l'acqua e cuoceteli fino ad  ammorbidirli.
Coprite a filo con il brodo di pollo e portate a bollore.
Aggiungete il petto di pollo tagliato a pezzetti e lasciatelo cuocere.
Tirate via metà della zuppa, frullatela fino a ridurla a una crema e tenetela da parte.
Nel frattempo cuocete la pasta nella pentola con il resto della zuppa. Quando è quasi cotta, unite la crema di pollo e verdure e portate a cottura la pasta.
Servite con parmigiano grattugiato a parte.

E' una di quelle ricette issime che mi piacciono tanto: facilissima, velocissima e leggerissima. E anche gustosissima. Provare per credere!

domenica 16 marzo 2014

Pizza strong...per palati strong!!!!

Lei: "... senti... ma io ho voglia della tua pizza..."
Lui: "Va bene, sabato la facciamo... "
Lei: "ma devi preparare l'impasto venerdì sera e non ci siamo... "
Lui: "e che problema c'è? Lo fai tu, tanto, ormai lo sai fare, ti ho insegnato... "
Lei: "nooooo, ma che scherzi? Io ho paura.... Le pieghe... e il blob... "

Il giorno dopo lui torna all'attaco... via chat...
Lui: "... allora? Dai sù, fai l'impasto..."
Lei: "... mumble... vabbeeeee... però... mi devi dare la ricetta.. " (sembra che si sua arresa presto, in realtà è stata più dura... )
Lui: "e che problema c'è? Allora 250 g di farina Manitoba..."
Lei: "mandami una mail!!!! "
Lui: "... sgrunt!!! "

Ingredienti
250 g di manitoba
250 g di zero o doppio zero, decidi tu...
350 ml di acqua fredda
mezzo cubetto di lievito di birra
un pizzico di sale
un pizzico di zucchero
un filo d'olio d'oliva.

  1. Tira fuori dal congelatore il mezzo cubetto, che ti sta chiamando, pizzamiiiii (lo senti come ti chiama?) e lascialo scongelare in frigo (questo però non lo dire forte altrimenti mi sente lo ZioPiero... ). Quando si è scongelato lo sciogli nei 350 ml di acqua.
  2. Mescola le farine insieme nel ciotolone, puoi usare quello giallo fuori che ho usato per fare il panepizza
  3. Inserisci nelle farine, poco più della metà dell'acqua in cui è sciolto il lievito, aggiungi un pizzico di zucchero (circa mezzo cucchiaino)  e cominci a mescolare l'impasto. 
  4. Incorpori il resto dell'acqua con il lievito sciolto, aggiungi il filo d'olio, un pizzico di sale e mescoli tutto ben bene.
  5. Fai riposare il tutto per 15 minuti.
  6. Spolvera il piano di lavoro (anche il tuo tappetino di silicone) con farina o con semola rimacinata. Versaci sopra il blob e comincia a fare le pieghe (8 pieghe). Quindi, rimetti a riposare l'impasto nel ciotolone per 10 minuti.
  7. Ripeti la sequenza di pieghe per altre tre volte.
  8. Fare un taglio a croce, coprire con pellicola e mettere il ciotolone in frigo nel ripiano più basso.
Questo è un video con le pieghe di Bonci
tutto chiaro amore?

Arriva venerdì, ed eccoci alla prova dell'impasto di Bonci. "Si ma come devo fare le pieghe?"... via
WhatsApp... "... amore, nell'e-mail ti ho indicato un link ad un video con le pieghe fatte da Bonci... "
"Ti mando una foto con l'impasto... vedila... va bene?"
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"...si amore, stai andando bene!!!"
"Questa foto è dopo il primo giro di pieghe, che dici?"      
"Stai andando bene... vedi come migliora la consistenza?"

"Questa foto è dopo l'ultimo giro di pieghe, che ne dici?"
"Sei stata bravissima!!!"
"Mi sono venute le pieghe fatte accostando i lembi :-) "

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Con questo impasto, riesco a fare una teglia grande e una teglia tonda...

"....e ora come la fai? Dobbiamo decidere le pizze... "
"Sai, ne vorrei fare una particolare... se non sbaglio abbiamo la 'nduja, vero?"
"Sì, sì!!!"
"Bene allora la teglia grande ne faccio una metà con la 'nduja e l'altra metà margherita. Che ne pensi?"
"Siiiiiiiiiiiiii... "

Pizza con la 'nduja

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Per questo mix di pizze ho fatto in questo modo: dopo aver allargato l'impasto (come consiglia Gabriele Bonci, si allarga con i polpastrelli, mi raccomando) ho steso un velo di pomodoro a pezzettoni (è quello che preferisco), quindi ho messo la teglia in forno già caldo, alla massima temperatura, sul livello più basso per una decina di minuti di cottura.

Poi ho tirato fuori la teglia e ho disposto su una metà quattro strisce di 'nduja, tra loro equidistanti e ho rimesso la teglia in forno, abbassando la temperatura a 220°C, per completare la cottura.
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A cottura ultimata ho disposto la mozzarella, precedentemente sbriciolata, sulla metà margherita e, ovviamente, qualche foglia di basilico. Poi ho inserito tra le strisce di 'nduja dei filetti di mozzarella ed ho rimesso la teglia in forno per farla sciogliere.

Secondo voi com'è?

venerdì 14 marzo 2014

La zuppa inglese di nonna Sandrina



"Mamma, come si fa la zuppa inglese?"
"Con la crema pasticcera e il pan di Spagna a strati. Nonna Sandrina, però, la faceva con i biscotti secchi e li bagnava nel vermouth."
"Mi insegni a fare la crema?"
"Prendi tre rossi d'uovo e li mescoli con tre cucchiai di zucchero, poi aggiungi tre cucchiai di farina e mezzo litro di latte, e metti sul fuoco con dentro una buccia di limone. Deve cuocere a fuoco basso basso e devi mescolare sempre, con un cucchiaio di legno, altrimenti la crema si attacca. Quando la crema scrive è pronta."

La crema pasticcera con la ricetta di nonna Sandrina  è il primo dolce che ho imparato a fare.
La ricetta non è mai stata scritta da nessuna parte.
Non ce n'era bisogno, la ricordavo alla perfezione.
E in caso di bisogno, c'era mia madre a ricordarmela.
Le preparavo la crema pasticcera quando le veniva l'influenza o il raffreddore.
Ero convinta che le avrebbe fatto bene, perché ci mettevo tutto l'impegno.
"Hai visto che adesso stai meglio? E' stata la crema!"

Seguivo la ricetta della nonna alla lettera.
"Sono quaranta minuti che giri quella crema e ancora non si addensa?"
"Dev'essere per via del latte freddo."
"Ma perché hai usato il latte freddo?"
"Perché la nonna ha detto che lei usa il latte freddo di frigo!"

Quando finalmente la crema scriveva, era pronta, e potevo versarla nelle coppette.
Non ho mai capito per quale motivo mia madre me la facesse dividere in quattro coppette, visto che eravamo in tre a casa.
Lasciavo che la crema si raffreddasse e poi con attenzione trasferivo tutte le coppette nel frigorifero.
Al momento di mangiarla, la superficie si era seccata e indurita formando una pellicola spessa, che bisognava rompere con il cucchiaino e grattar via dalle pareti della coppetta, e che una volta tirata via svelava un tesoro morbido, dolce e setoso, dal colore giallo sole e dall'intenso e aromatico profumo di limone.

Da quei momenti sono passati venticinque anni e molti dolci. Molte letture, molte ricette e molte creme pasticcere.
La ricetta è sempre quella della nonna.
Solo lievemente ritoccata da me.
Non uso più il latte freddo di frigo. Lo riscaldo con dentro la buccia del limone. Così acquista profumo e io risparmio tempo. ;o)
E soprattutto raffreddo la crema prima di usarla. A bagnomaria nel lavandino, con i cubetti di ghiaccio intorno, mescolando col cucchiaio di legno.
Così si evita il formarsi della pellicina sulla superficie.
Però, dopo venticinque anni, dopo molte letture, dopo molte ricette, molti dolci e molte creme pasticcere, una cosa la voglio dire ai miei venticinque lettori.
Che quella pellicina che si formava sulla superficie della crema appena fatta, che diventava così dura da dover essere rotta col cucchiaino e grattata via dalle pareti della coppetta, sotto sotto era la cosa che mi piaceva di più!


E la zuppa inglese?
Quella è la morte sua!
Con gli stessi biscotti che usava la nonna.
Però...
Scusa, nonna, lo so che era per noi bambini che tu diluivi il vermouth con l'acqua...
Ma da grandi siamo diventati viziosi e il vermuth lo usiamo puro!

La zuppa inglese di nonna Sandrina


Ingredienti per 4 persone
3 tuorli
3 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di farina
mezzo litro di latte intero fresco
la buccia di un limone non trattato tagliata a strisce (solo la parte gialla!)
biscotti secchi
vermouth bianco
per decorare: cacao in polvere o cioccolato grattugiato o gocce di cioccolato o quello che vi pare

Preparazione
Crema
Pelate un limone tagliando sottilmente la buccia con un coltellino o un pelapatate.
Versate il latte in un pentolino dal fondo spesso, aggiungete le bucce del limone e scaldatelo a fuoco bassissimo senza farlo bollire.
Nel frattempo mescolate i tuorli con lo zucchero usando una frusta a mano o elettrica. Nonna Sandrina non pesava lo zucchero e così (non) faccio io! Se volete la crema molto dolce, usate tre cucchiai colmi. Se vi piace meno dolce, usate tre cucchiai scarsi. Io sono per la via di mezzo. ;o)
Aggiungete la farina un cucchiaio per volta, amalgamandola bene. Di nuovo, niente bilancia! Con più farina la crema verrà più densa e sarà adatta per farcire e decorare le torte. Per questo dolce, non fateli rasi ma nemmeno traboccanti!
Aggiungete a filo il latte caldo (ma non bollente), sempre mescolando con la frusta per evitare la formazione di grumi.
Versate il composto nel pentolino del latte (comprese le bucce) e cuocete a fuoco molto basso, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, finché la crema si addensa e scrive (significa che se ne prendete un po' col cucchiaio e la lasciate ricadere, per qualche secondo resta una traccia visibile sulla superficie della crema). Tenete presente che la crema raffreddandosi si addenserà ulteriormente, quindi deve sì scrivere, ma non un poema!
Se a questo punto della cottura notate la formazione di grumi, niente panico! Togliete la crema dal fuoco, mescolatela vigorosamente e sbattetela con il cucchiaio di legno, poi continuate a cuocerla. Il più delle volte questo è sufficiente e a volte addirittura i grumi si dissolvono da soli semplicemente mescolando, ma se non dovesse bastare sbattetela con le fruste elettriche.
Togliete dal fuoco e sistemate la crema in un bagnomaria di acqua fredda, mescolando col cucchiaio di legno fino al raffreddamento quasi totale.
Togliete le bucce di limone dalla crema con una forchetta, afferratele saldamente con le dita a un'estremità e, una per volta, leccatele goduriosamente fino a ripulirle da ogni più piccola traccia di crema... e questa è la cosa che mi piace di più adesso, visto che  ho rinunciato alla pellicina!
Preparazione della zuppa inglese
Versate un po' di vermouth in una ciotola e passateci dentro i biscotti uno per volta, rivoltandoli ma senza inzupparli troppo.
Sistemate uno strato di biscotti sul fondo di un contenitore quadrato (il mio misura 14 cm di lato) e versateci sopra una parte della crema, lisciandola per pareggiare la superficie.
Formate un secondo strato di biscotti e di crema, poi decorate la superficie col cacao in polvere o il cioccolato grattugiato o come preferite. Io stavolta ho optato per una grassa distesa di gocce di cioccolato fondente... Scusa, nonna! :D
Tenete in frigo fino al momento di servire.
Preparatela in anticipo... il giorno dopo è ancora più buona!


Ma tu non hai usato un contenitore quadrato!
Ehm... no!
La ricetta è sempre quella di nonna Sandrina, ma la presentazione è diversa, ed è per due, perché siamo due food blogger che oggi festeggiano IL PRIMO COMPLEMESE DEL BLOG!
E dunque AUGURI! AUGURI! AUGURI! al nostro blog, al nostro angolino incantato, al nostro spazietto di condivisione di chiacchiere, di racconti, di risate, di simpatia, di ricette e di magnate!
AUGURI! a Gaudio e a Magno, AUGURI! ai nostri venticinque lettori, AUGURI! ai personaggi dei nostri racconti, AUGURI! agli amici che ci vengono a trovare e che da un mese contribuiscono a rendere la nostra avventura speciale!

E con pieno entusiasmo partecipiamo, con questa ricetta, al contest di Aria in Cucina Old Fashioned Sweetness!

giovedì 13 marzo 2014

Timballo di pasta con zucca e scamorza

"Santa Madre Maria!"
Sul tavolo della cucina, là dove fino a trenta minuti prima non c'era nulla, si è materializzato, all'improvviso, un timballo di rigatoni.
Condito con scamorza affumicata e crema di zucca.
Pronto per essere infornato.
Alle 22:00 di un giorno qualunque.
"E' il pranzo per domani, amore."
"Ma... ma... ma... quando lo hai fatto???"
"Poco fa, mentre lavavo i piatti e pulivo la cucina."
Trasecola.
E' rimasto in piedi sulla soglia della cucina, appoggiato allo stipite della porta.
Ammutolito.
Con una gran voglia di chiedermi Ma come hai fatto?
E io con una gran voglia di rispondergli, come Carlo Verdone in Al lupo al lupo...: "A me Wonder Woman me fa 'na p....!"  :D


In realtà la crema di zucca l'avevo fatta il giorno prima, e se calcolate bene i tempi, tra bollitura dell'acqua e cottura della pasta al dente, ce la potete fare anche voi!
Perché tutto sommato è una ricettina facile e veloce... Ma se volete farla proprio come ho fatto io, vi conviene partire con mooooooooolto anticipo... e procurarvi tre o quattro piantine di basilico! ;o)

Giugno 2013, pomeriggio di un giorno qualunque.
"Amore, hai piantato qualche altra cosa in giardino oltre alle piantine di basilico che abbiamo comprato al mercato?"
"No. Perché?"
"Perché sono spuntate delle strane piante vicino al basilico. Saranno una decina, con foglie enormi, verdi e rotonde."
"Davvero? Fammi vedere... Porc...! Ma sono davvero enormi! Che roba sarà mai? Io non ho piantato nient'altro, ho solo sparso un po' di compost per concimare il terreno intorno al basilico..."
"Hai sparso il compost? Il nostro compost?"
"Sì. Perché?"
"Perché ho comprato chili su chili di zucca l'inverno scorso... e i semi li ho sempre buttati nell'umido... e sono finiti tutti nella compostiera!"
"Quindi secondo te tutte quelle piante sono..."
"... ZUCCHE!"

Per avere la conferma che le misteriose piante fossero proprio zucche bastò una ricerca su Google Immagini.
Per vederne i frutti, invece, dovemmo aspettare molto, ma molto a lungo.
Ogni giorno scendevo in giardino e passavo in rassegna le piante, una a una.
Raccolsi un'infinità di sfolgoranti fiori gialli, ma dei frutti nemmeno l'ombra.
Partimmo per le vacanze, a settembre, con la malcelata quanto illusoria speranza di trovare ad attenderci, al nostro ritorno, un piccolo e colorato esercito di zucche arancioni disseminate sul terreno.
Trovammo invece che le piante, in costante e velocissima crescita, si erano impadronite dell'intero giardino, arrampicandosi sui cespugli di margherite, fondendosi inestricabilmente col glicine, salendo lungo la scaletta che conduce alla cucina su su fino quasi alla porta, e insinuandosi con le loro ampie e ingombranti foglie attraverso le inferriate della finestra che sbuca nel seminterrato, scendendo giù nel locale sottostante.
Il marito dovette aprirsi un varco sforbiciando a destra e a sinistra con un paio di robuste cesoie da potatura...


Finché un giorno lo vedemmo.
Piccolissimo.
Sferico.
Verde.
Un frutto.
L'abbozzo di una zucca.
E poi un altro.
E un altro ancora.
In pieno autunno.
Quando il giardino, esposto a nord, era già entrato nella stagione dell'ombra.
Quando le piante avevano già iniziato a seccarsi.
E, soprattutto, quando tutte le altre zucche di questo mondo facevano bella mostra di sé, arancioni e turgide come non mai, sui banchi dei mercati.
Ma la speranza è l'ultima a morire.
E noi sperammo.
Per giorni, settimane, mesi.
Sperammo ardentemente che tra tutti quei piccoli frutti verdi, dei quali ogni giorno qualcuno si seccava e cadeva al suolo, ne restasse almeno uno, uno solo, da raccogliere.

Ne raccogliemmo quattro, ancora verdi, quando fu ormai chiaro che le povere piante, secche e sfilacciate, flagellate dal vento e dalle piogge di novembre, avevano dato tutto quel che potevano dare.
Le portammo in casa e, con l'orgoglio del coltivatore diretto al primo raccolto, le mettemmo in posa in balcone e le immortalammo.


Una purtroppo è marcita poco dopo la raccolta.
Con un'altra ho preparato la crema di zucca più buona che si possa immaginare.
E un'altra è finita nel timballo!
Ne ho ricavato 850 g di polpa (peso netto) con cui ho preparato la crema. Per il timballo ho usato 400 g di crema.

Timballo di pasta con zucca e scamorza



Ingredienti per due persone
200 g di pasta tipo elicoidali o rigatoni
60 g di scamorza affumicata
500 g circa di zucca, privata di buccia, semi e filamenti interni e tagliata a dadini
mezza cipolla piccola, tritata
un cucchiaio di olio extravergine d'oliva
un rametto di rosmarino fresco
peperoncino in polvere
noce moscata
un cucchiaio di semi di coriandolo
due cucchiai di parmigiano grattugiato
sale
poco burro per la pirofila

Preparazione
In un tegame dal fondo spesso fate appassire la cipolla con l'olio.
Aggiungete la zucca con il rosmarino e fate insaporire per 5 minuti a fuoco medio.
Eliminate il rametto di rosmarino (anche le foglie che dovessero essersi staccate) e continuate la cottura a fuoco basso e tegame coperto.
Se la zucca è acquosa (la mia lo era molto) non aggiungete acqua: la rilascerà durante la cottura.
Nel frattempo tostate i semi di coriandolo a fuoco medio in un padellino antiaderente, mescolandoli spesso per 4-5 minuti.
Togliete dal fuoco, versate i semi in un mortaio, lasciateli raffreddare e pestateli fino a macinarli il più possibile finemente.
Quando la zucca è cotta frullatela, aggiungete alla crema il peperoncino, la noce moscata e un cucchiaino di coriandolo in polvere (col resto fateci il pane, è buonissimo!), regolate di sale e tenetela da parte.
Tagliate la scamorza a dadini.
Lessate la pasta al dente, scolatela, raffreddatela sotto l'acqua fredda, sgrondatela bene e versatela in una ciotola ampia.
Unite la scamorza e la crema di zucca, mescolate bene, e versate il tutto in una pirofila imburrata.
Cospargete con il parmigiano grattugiato e cuocete in forno a 180° per 30 minuti.
Lasciate intiepidire nel forno prima di servire in modo che il timballi si consolidi, o la porzione nel vostro piatto si spatascerà!

martedì 11 marzo 2014

Cappucci speziati al cartoccio

"Che c'è per cena stasera?"
"Un esperimento culinario. Senza nessuna garanzia di riuscita."
"Mi piace!"
Adoro mio marito! ;o)

Ricettina quasi issima... facilissima, leggerissima, non proprio velocissima per la lunga cottura in forno... ma in fondo mentre cuoce noi possiamo fare qualcos'altro, no? ;o)
La ricetta del mix di spezie l'ho trovata un paio d'anni fa su questo sito, dove veniva usata per un'altra preparazione a base di verdure... Facciamo che tra un po' la rifaccio e vi posto pure quella? ;o)

Cappucci speziati al forno




Ingredienti per due persone
1 cavolo cappuccio piccolo (300 g circa)
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva (o più, se non vi interessa farla leggerissima)
1,5 cucchiaini di menta secca
mezzo cucchiaino di peperoncino tritato
un quarto di cucchiaino di semi di cumino
mezzo cucchiaino di sale marino fino
mezzo cucchiaino di cumino in polvere
mezzo cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di zenzero in polvere
qualche goccia di succo di limone

Preparazione
Mettete in un mortaio la menta, il peperoncino, i semi di cumino e il sale e pestate fino a rompere grossolanamente i semi di cumino.
Trasferite il tutto in una ciotola piccola e aggiungete il cumino in polvere, la cannella e lo zenzero.
Unite l'olio e mescolate finché il tutto è ben amalgamato.
Sciacquate il cavolo cappuccio e tagliatelo in quattro spicchi.
Condite gli spicchi con l'olio speziato, spalmandolo sui lati e sul dorso di ogni spicchio e facendolo penetrare anche tra le foglie (potete usare un cucchiaino, la lama di un coltello, un pennello, le dita...).
Avvolgete ogni spicchio in carta di alluminio e chiudete strettamente il cartoccio per sigillarlo. Non fate aderire l'alluminio allo spicchio: il cartoccio deve essere piuttosto "lento", in modo che durante le cottura il vapore possa circolare all'interno del cartoccio.
Adagiate i cartocci su una teglia e infornate in forno caldo a 200° per un'ora.
Sfornate, portate in tavola e aprite i cartocci (attenzione, il vapore che esce dal cartoccio è rovente!).
Disponete gli spicchi nei piatti e spruzzateli con qualche goccia di succo di limone.

... E adesso ditemi a quanti di voi è già venuto in mente di mettere la cannella sui cavoli! :D

domenica 9 marzo 2014

Fettuccine 'mbriache.... al Negramaro


(Click per ingrandire)
Qualche settimana fa... Alberto posta su Facebook un piatto spettacolare..."Ciao Alberto accidenti che piatto....mi devi passare la ricetta" e lui..."io l'ho mangiata ma l'ha fatta Irene. Chiederò a lei la ricetta". Ovviamente come non replicare "...la vado a fare...". E così eccoci qua, con la mia interpretazione della ricetta di Irene. Fettuccine ubriache al Negramaro con cavolo nero, salsiccia e una dadolata di zucca. Urka....Vediamo un po' di saperne di più sui due ingredienti di forza di questa ricetta

Da wikipedia:
"Il Negroamaro (o Negramaro) è un vitigno a bacca nera coltivato quasi esclusivamente in Puglia, in modo particolare nel Salento. L'origine del nome non è altro che la ripetizione della parola nero in due lingue: niger in latino e mavros in greco antico (da cui il dialettale maru). È uno dei principali vitigni dell'Italia Meridionale."  (cit. http://it.wikipedia.org/wiki/Negroamaro)

Il Negroamaro ha un intenso colore rosso rubino-granato scuro, con riflessi quasi neri. Il suo profumo è intenso e fruttato, e richiama nettamente frutti piccoli a bacca nera. Il gusto è leggermente amarognolo ma pieno, asciutto e rotondo. E quest'ultima è proprio la caratteristica del Negramaro.

Il cavolo nero (Brassica oleracea L. varietà acephala) è una varietà di cavolo. In Toscana è utilizzato per fare la ribollita. A Velletri ci fanno una zuppa con il baccalà. Irene ci fa gli spaghetti... e io le fettuccine :).

(Click per ingrandire)
Ingredienti per due persone
Per la pasta
200 g di semola rimacinata di grano duro
un uovo
150 ml di Negramaro
sale 

Per il condimento
200 g di cavolo nero lessato
70 g di zucca
mezza cipolla rossa (medie dimensioni)
1/4 di bicchiere di vino bianco
una salsiccia
parmigiano q.b.
uno spicchio d'aglio
una noce di burro
un cucchiaio di olio evo
peperoncino tritato
sale q.b.

Prepariamo l'impasto
Mettere il Negramaro in un pentolino e portarlo ad ebollizione. Ridurre della metà il volume di vino. Quindi, spegnere e lasciare raffreddare.
(Click per ingrandire)
Preparare una fontana con la semola e iniziare ad incorporare un uovo. Aggiungere un pizzico di sale e la riduzione di Negramaro. Lavorare l'impasto fino ad ottenere una palla omogenea. Lasciare riposare l'impasto per una buona mezz'ora, coperto con una ciotola. In questo modo, i vari ingredienti si "conosceranno" e l'impasto diventa più omogeneo. 
Io adoro tirare la sfoglia a mano con il mattarello, ma se volete potete utilizzare una macchina per tirare la sfoglia e per eseguire il taglio. L'utilizzo del mattarello e della spianatora in legno rende la sfoglia ruvida ed in grado di far "aggrappare" il condimento. Per tirare la sfoglia si può usare altra semola per impedire che si appiccichi al matterello e/o alla spianatora. Una volta tirata la sfoglia, lasciatela asciugare e quindi procedere al taglio delle fettuccine.

Prepariamo il condimento
Tritare la cipolla e farla appassire in una padella con l'olio. Sfumare ora con il vino bianco. Quindi aggiungere la salsiccia sbriciolata e aggiustare di sale. Quando la salsiccia comincia a cuocersi, aggiungere il peperoncino e la zucca a dadini. Coprire e lasciare cuocere la zucca a fuoco basso.
In un'altra padella, ripassare il cavolo nero (già lessato) con la noce di burro e con lo spicchio d'aglio che sarà rimosso a fine cottura. La padella dovrà essere ampia a sufficienza per consentire di far saltare la pasta e il resto del condimento.

(Click per ingrandire)
Cuocere le fettuccine in abbondante acqua salata. A cottura ultimata, scolarle e versarle nella padella in cui è stato ripassato il cavolo nero. Aggiungere zucca, salsiccia e cipolla e mescolare. Se necessario aggiungere un po' di acqua di cottura delle fettuccine. Servire spolverando di parmigiano.

Il piatto mi ha sorpreso con un buon equilibrio di sapori, nessuno che prevale sull'altro. La dolcezza della zucca e della salsiccia è stemperata dal peperoncino (non troppo) e dall'amarognolo del cavolo nero. Ovviamente abbiamo accompagnato questo piatto con un buon bicchiere di Negramaro, lo stesso utilizzato per fare le fettuccine.

Dedico questo post ai cugini Irene e Alberto che mi hanno passato questa ricetta. Grazie ragazzi!!!!

P.S. bevi bene ma bevi poco, e non bere se devi guidare :))))))


venerdì 7 marzo 2014

Minestra di orzo, verza e (forse) fagioli cannellini

"Amore, ti ricordi quella minestra che ho fatto un paio di settimane fa con la verza e l'orzo?"
"No."
"Quella che hai fotografato nella scodella del servizio buono sulla tovaglia a quadretti blu e bianchi?"
"Io l'ho fotografata? Non me la ricordo. Perché me lo chiedi?"
"Perché sto scrivendo il post e... ecco... non mi ricordo se ci avevo messo anche i fagioli cannellini."
"Dalla foto non si vede?"
"No... Vedo le carote tagliate a dadini, dal che deduco che avevo fatto il soffritto, ma i cannellini non riesco a distinguerli in mezzo all'orzo."
"Certo, i cannellini sono bianchi... Ma secondo me li avevi usati."
"Come fai a dirlo?"
"A sensazione. E' il tipo di minestra in cui tu avresti messo i cannellini."
"Sai che anch'io ho questa sensazione? Se dovessi immaginare questa minestra fatta con dei legumi, ci vedrei proprio i cannellini."
"Secondo me ce li avevi messi."
"Anche secondo me!"

Minestra di orzo, verza e fagioli cannellini


(fai click sulla foto per ingrandire)

Ingredienti per due persone
250 g di fagioli cannellini cotti
mezza verza mediamente grande
60 g di orzo perlato
una carota piccola
mezza cipolla piccola
un pezzo di gambo di sedano
un cucchiaino di semi di finocchio
peperoncino tritato
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
sale

Preparazione
Tritate cipolla, carota e sedano e fateli appassire in una pentola con l'olio, il peperoncino e i semi di finocchio. Aggiungete la verza lavata e tagliata a striscioline, lasciate insaporire per qualche minuto, poi aggiungete i fagioli con il loro liquido e coprite a filo con acqua calda (o brodo vegetale). Portate a bollore, poi aggiungete l'orzo e cuocete a fuoco basso e pentola coperta finché l'orzo è cotto (controllate il tempo di cottura dell'orzo: il mio cuoce in 30 minuti circa), aggiungendo via via altra acqua calda se necessario.
Servite con aggiunta di formaggio grattugiato e un filo di olio a crudo, se vi piace.

mercoledì 5 marzo 2014

Muffin cacio e pepe del WebZio

Mercoledì.
I nostri venticinque lettori sanno cosa succede il mercoledì.
Stavolta niente linguine... Oggi alla Commare ho preparato questo.
E i muffin cacio e pepe dello Ziopiero!


Chiacchiera tra un boccone e l'altro, la Commare. Parla, parla, parla.
"... e allora la pediatra mi ha detto che... mmmmmmmmhhhhh! Mmmmmmmhhhhh! MMMMMMMMHHHH!!!!"
No, la pediatra non ha improvvisamente perso la favella. Lei invece, per un attimo, sì.
Ha morso un muffin!
E se ne sta lì, muta, con la bocca piena e lo sguardo estasiato.
"Ammazza che BONO!!!... Senti 'sto pepe che esplode e non invade!"
Che soddisfazione, la Commare!
E pure 'sti muffin! ;o)

Tempo di esecuzione: 40 minuti, compreso leggere la ricetta, pesare gli ingredienti, cuocerli e sformarli.
Tempo per farli sparire: ihihih!
Mentre li maneggiavo per sformarli mi sembrava di avere tra le mani una nuvola soffice e profumata.
Il giorno dopo, leggermente scaldati, erano tornati morbidissimi.
Il giorno dopo ancora, freddi, erano ancora chettelodicoaffa'...
L'unica modifica che ho apportato alla ricetta dello Ziopiero è stata la sostituzione del burro con l'olio d'oliva. I muffin ne hanno guadagnato in sofficità.
Riguardo a come misurare "una bella spolverata" di pepe macinato... ho macinato finché non mi sono cascate le braccia... e a quel punto ho deciso che era abbastanza!

Muffin cacio e pepe di Ziopiero


Ingredienti per 8 muffin
Polveri
130 g di farina 00
80 g di pecorino grattugiato
20 g di parmigiano grattugiato
una bella spolverata di pepe misto macinato
2 cucchiaini di lievito per torte salate
un pizzico di sale
Liquidi
130 g di latte
1 uovo
3 cucchiai di olio extravergine di oliva

Preparazione
Mescolate in una ciotola ampia tutti gli ingredienti secchi. In un'altra ciotola sbattete leggermente l'uovo con l'olio e il latte, poi unite il composto alle polveri. Amalgamate il tutto con una frusta a mano quel tanto che basta per ottenere un composto grossolano. Dovete ottenere un composto leggermente grumoso e non del tutto omogeneo.
Con un cucchiaio riempite a metà gli stampini per muffin (i miei sono di silicone). Non preoccupatevi se il composto non si distribuisce in modo omogeneo all'interno degli stampini.
Infornate in forno caldo a 190° per i primi 8-10 minuti, poi abbassate la temperatura a 170° per altri 10 minuti. Passato questo tempo controllate la cottura con uno stuzzicadenti e sfornate. L'interno dei muffin deve restare leggermente umido.

Zio... ma che abbiamo gli stessi stampini? ;o)

martedì 4 marzo 2014

Birra e....stinco di maiale con patate!

Un sabato al supermercato....altrimenti quando ci vai a fare la spesa se non di sabato? Spingo il mio carrello e sfioro i banchi frigo della carne... non so se fermarmi quando...ad un certo punto è li... sembra quasi chiamarmi... "dai su, prendimi...." uno stinco di maiale bell'e pronto da cucinare e che fai,  non lo prendi? Nooooooo. Ma come uno stinco di maiale? Ebbene sì, come dice un famosissimo adagio popolare.... "del maiale non si butta via nulla.".
Al paese della mia famiglia, e credo proprio un po' (ndr. ho scritto po' usando l'apostrofo ;) ) ovunque lungo lo Stivale, quando si macellava il maiale era una festa. C'era tanta carne da mangiare, fresca da mangiare subito e poi carne da conservare. Mi ricordo quando mia nonna (quella delle fettuccine) faceva il sanguinaccio...sangue di maiale (non si butta proprio niente) e cacao (o cioccolato fondente)..era una vera leccornia.

Lo stinco di maiale è proprio la parte contenente tibia e perone, tra il ginocchio e la caviglia (vai a sapere se si chiamano così anche quelle del maiale). In rete, se digitate stinco di maiale con patate ne trovate una quantità "industriale" di ricette.

Ingredienti
uno stinco di maiale (va bene per due persone ma se siete kaimani affamati aumentate la dose)
patate novelle (non vi dico la quantità, prendetene quante ne vorrete gustare ;) io ne ho usato 600g)
1 carota
1/2 cipolla
1 costa di sedano
olio extra vergine d'oliva q.b.
1/2 bicchiere di vino bianco
qualche foglia di alloro
qualche foglia di salvia
1 rametto di rosmarino
qualche bacca di ginepro
sale q.b.
pepe q.b.

Preparazione
Preparate un trito con la carota, la cipolla e la costa di sedano e mettetelo a soffriggere, in abbondante olio evo, in una casseruola capiente. Nel frattempo infarinate il vostro "animale", lui, lo stinco. Quando il soffritto si è dorato mettete a rosolare a fiamma viva e da tutti i lati lo stinco infarinato. Aggiungete le foglie di alloro, qualche ciuffo di rosmarino, le foglie di salvia e, per finire, le bacche di ginepro schiacciate. Quando è ben rosolato, sfumate con il vino bianco. Quando il vino è quasi del tutto evaporato,  togliete dal fuoco e ponete lo stinco in una pirofila (o teglia) da forno, aggiungendo il fondo di cottura con il soffritto e le spezie. Aggiungete le patate novelle (ben lavate e con tutta la buccia) e cuocete in forno preriscaldato a 200°C per un'ora. A metà cottura salate lo stinco e le patate e aggiungete un po' di pepe a piacere solo sullo stinco.
Stinco, maiale, patate novelle
(click per ingrandire)

Un'ora.... mumble.... forse anche qualcosa di più...dipende dallo stinco. Quello che ho cucinato è rimasto in forno per 1h e 15min... e mica gli è bastato... diciamo che avrebbe gradito un ulteriore quarto d'ora, ma io vinto dalla fame, "cotto o crudo il fuoco lo ha veduto", l'ho portato in tavola.... m'aveva provocato :)))))).

E la birra? Oh hai detto birra e.... hai "raggione". Non è che voglio passare per un esperto di birre, assolutamente no. Ma l'ho già detto, io vado matto per la weiss o birra di frumento. Da wikipedia troviamo:

"Il nome birra di frumento è usato per indicare un'ampia famiglia di birre prodotte dalla fermentazione del grano, sempre misto a malto d'orzo; si distinguono per la loro leggera cremosità, il sapore dolciastro e la spiccata nota acida.
(click per ingrandire)
Solitamente sono ad alta fermentazione, ovvero appartengono alla famiglia delle ale; in particolare in Germania lo devono essere per legge.
Sono talvolta chiamate "birre bianche", ma non a causa del loro colore, che è anzi spesso di un biondo opaco (principalmente dovuto alle parti di lievito in sospensione), ma a causa della schiuma che si genera durante la fermentazione.
Mentre l'orzo è sempre maltato, il frumento può essere maltato oppure non maltato: questa peculiarità è alla base della differenza tra la "weiss" tedesca e la "blanche" belga."  (cit. http://it.wikipedia.org/wiki/Birra_di_frumento
Io ho accompagnato questa prelibatezza con una Weißbier  fredda.... però, te lo ricordo: bevi bene ma bevi poco e non bere se devi guidare... anzi, sai che ti dico? Fai questo piatto a casa, dai su, provaci!

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